Don Luigi Bosio
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In Festo Pentecostes

 

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In Festo Pentecostes

*  Vieni: accendi il Fuoco.

Il Fuoco del Tuo amore in noi.

Un amore purissimo per Te, che sei l'Amore infinito.

 

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*  «Semper nobis est festivitas». Per noi, sempre festa!

Liturgia a necessitate temporum liberat: Sempre nostalgia di Cielo.

La Liturgia ci libera, quasi, dalle necessità del tempo.

 

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*  Pentecoste: la metropoli di tutte le solennità.

Dov'è passato il Fuoco: Dio è tutto, il Tutto. Tutto è di Dio.

Noi e tutte le cose: il «nulla».

Felice, oggi, chi si incontra con il proprio nulla.

Quando dall'officina di Dio usciranno, a gran fuoco, i Cieli nuovi e la nuova terra, non rimarrà che oro puro.

Quanto rimarrà di tante opere, costruite dalla mano dell'uomo?

Dico: costruite più dalla mano dell'uomo, che dalla mano di Dio?

 

*     *     *

 

*  Pentecoste dovrebbe essere la canonizzazione delle beatitudini evangeliche.

Soprattutto della prima beatitudine.

Cerchiamo di comprenderlo.

Siamo di fronte a Dio: nel nostro nulla.

«Ogni mistero rende poveri».

«L'uomo è a casa sua, solo nell'apertura mai superabile del mistero».

«Il peso specifico della creatura aumenta, se Dio la assume nel suo cuore».

«La radice di ogni virtù teologale è la povertà. Perché la nostra infinita povertà, alla quale noi ci affidiamo mediante la "povertà dello spirito", è come il profilo, il riflesso, qui da questa parte del mondo, di quello splendore dell'infinità propria di Dio, nella quale - per grazia e misericordia di Lui - dovremo trovare noi stessi nella pienezza della nostra esistenza».

«L'infinitezza di questa connaturata povertà è l'unica ricchezza nativa dell'uomo. Egli esiste come infinito bisogno, poiché tutte le sue istanze, l'integrale totalità e limpidezza della sua natura non gli provengono da lui stesso, bensì dal mistero insondabile dell'infinità di Dio. In Lui egli è nascosto a se stesso. Egli è l'essere estatico.

«Noi siamo così poveri, che neanche la povertà appartiene a noi, bensì al mistero di Dio».

 

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*  «Ogni povero è un profeta».

«Per l'uomo è molto facile vivere lontano dalla verità del suo essere».

 

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*  È la Croce il sacramento della povertà di spirito: il sacramento della vera umanità.

«La vera grandezza d'un uomo si afferma proprio nel fatto, che gli altri uomini e le cose non impallidiscono accanto a lui; non impallidiscono e scompaiono, bensì per la prima volta, assurgono davanti a lui al loro valore autentico.

Dio si è avvicinato a noi nella grazia.

 

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L'autoaffermazione, l'autosufficienza riduce tutto a un'esistenza mortalmente vuota, dove tutto è senza una storia, l'evidenza senza mistero e a portata di mano.

 

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*  Può veramente amare solamente l'uomo, chi è capace di darsi gratuitamente, senza protezione e senza dubbi, per custodire poi questa donazione nella solitaria e doverosa fedeltà di tutta una vita.

Ogni autentico incontro umano è nello spirito di povertà. Perché noi dobbiamo farci piccoli, saperci dimenticare e tirare da parte, affinché l'altro venga veramente a noi nella sua unicità.

 

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*  Ogni mistero rende poveri.

Ricchi della ricchezza del Mistero, che nasconde l'infinita ricchezza di Dio.

 

*  Ogni povero è un profeta

un cantore del mattino, dell'aurora...

un annunciatore dell'eternità

un testimone delle cose invisibili.

 

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La Chiesa è una perenne Pentecoste:

«Nisi Spiritus adesset, Ecclesia non consisteret;

Si vero consistit Ecclesia, dubium non est, quin adsit Spiritus»  (Jo. Chrys).

 

 

Don Luigi Bosio, In Festo Pentecostes. 14 Maggio1967, «Jerusalem Nova», Aprile - Maggio 1967, Anno XVIII, N. 19 (180).