Don Luigi Bosio
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In Cena Domini

 

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In Cena Domini

Dedico e consacro, insieme a voi - cor unum et anima una, oratione et passione una - questa solenne Celebrazione Eucaristica, alla Chiesa nella sua integrità mistica, come atto di venerazione alla sua ineffabile maternità, e in particolare ringraziamento per le nuove preghiere che, introdotte nel Canone della Messa, hanno allargato la fonte della grazia e i segni sacri di partecipazione alla vita divina.

Senza gridare alle novità, anche se questo ci potesse far pesare sul cuore un'accusa di ostinato immobilismo, di resistenza e di insensibilità alle esigenze dei «nuovi tempi» e di insensibilità alle sofferenze d'un mondo tormentato dalla fame e dalla miseria.

Quando la preghiera e l'agonia, nella partecipazione alla Passione del Signore, toccano il fondo dell'anima, le forze e le parole vengono meno...

Ogni sforzo è rivolto a dare spinta al sangue, perché raggiunga tutte le membra doloranti del Corpo (ed anche fuori del Corpo) a loro merito e sollievo.

Altrimenti come potremo raggiungere i lontani?

Quanti, ancora, non hanno voluto credere e cedere all'amore?

Perché la promessa, od anche il possesso d'un bene materiale, è bastato a far crollare la Fede e a ridurre la vita cristiana ad un cumulo di rovine?

«Ricongiungi a Te, o Padre misericordioso, tutti i tuoi figli ovunque dispersi».

 

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Abbiamo sulla Mensa tre Pani:

Il sacramento dell'ordine sacerdotale - il sacramento Eucaristico e il sacramento della carità.

IL SACRAMENTO DELL'ORDINE SACERDOTALE.

Il sacramento dei prediletti: degli amici, dei Ministri del Signore.

Il sacramento, che dà il potere di moltiplicare i Sacramenti e di continuare nei secoli «l'offerta del Sacrificio del Sacerdote vero ed eterno: perché nella sua memoria e nutriti del Pane di vita, fosse annunciata continuamente la Morte del Signore, fino alla sua venuta»:

perché un popolo santo si radunasse intorno agli Altari, a proclamare la sua Risurrezione.

«Grazie, o Padre, d'averci ammessi alla Tua Presenza, a compiere questo servizio sacerdotale».

«Auctor hujus calicis est etiam ipse qui bibit»  (Aug. in Ev. Tract. 102, 5).

Dammi la grazia di bere allo stesso calice, al quale Tu hai bevuto, o Gesù.

 

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IL SACRAMENTO DEL PANE EUCARISTICO.

«È veramente giusto renderTi grazie, è bello cantare la tua gloria, Padre santo, unico Dio vivo e vero: prima del tempo ed in eterno Tu sei, nel tuo regno di luce infinita. Tu solo sei buono e fonte della vita, e hai dato origine all'universo, per effondere il tuo amore su tutte le creature e allietarle con gli splendori della tua luce.

Schiere innumerevoli di angeli stanno davanti a Te per servirti, contemplano la gloria del tuo volto, e giorno e notte cantano la tua lode. Insieme con loro anche noi, fatti voce di ogni creatura, esultanti cantiamo:

Santo! Santo! Santo!»  (IV Prece Euc.).

«Avendo amato i suoi, che erano nel mondo, li amò fino alla fine, fino all'estremo»  (Jo 13,2).

Cos'è «alla fine» se non in Cristo?

Se non che tutto fosse consumato in lui?

Fine, infatti, di ogni legge è Cristo, a salvezza di ogni credente. Fine, che perfeziona, non che distrugge: fine al quale tendiamo, non dove tutto finisce.

Solo così si deve intendere: la nostra Pasqua è Cristo immolato.

Egli il nostro fine: in Lui il nostro passaggio:

a Lui.

Le parole evangeliche, infatti, si potrebbero accettare anche in modo umano: Cristo ha amato i suoi fino alla morte: cioè, fino al termine della sua vita. Ma è una spiegazione puramente umana, non divina.

Come potrebbe, infatti, averci amati soltanto durante tutta la sua vita, colui che sempre ci ama, e senza fine?

In nessun modo si può pensare, che il suo amore sia finito con la morte.

È Egli forse finito con la morte?

ABSIT UT DILECTIONEM MORTE FINIERIT, QUI NON EST MORTE FINITUS  (Aug. in Jo Tract. 55).

 

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IL SACRAMENTO DELLA CARITÀ. IL PANE DELL'AMORE.

«Ti preghiamo umilmente: per la comunione al Corpo e al Sangue di Cristo, lo Spirito Santo ci riunisca in un solo corpo.

Ricordati, Padre, della tua Chiesa, diffusa su tutta la terra: rendila perfetta nell'amore».  (II Prece Euc.).

«Padre veramente santo, a Te la lode di ogni creatura; per mezzo di Gesù Cristo, tuo Figlio e nostro Signore, nella potenza dello Spirito Santo fai vivere e santifichi tutto l'universo, e continui a radunare intorno a Te un popolo, che da un confine all'altro della terra offra al tuo nome un sacrificio perfetto»  (III Prece Euc.).

«Guarda con amore, o Dio, la vittima che Tu stesso hai preparato per la Tua Chiesa: e a tutti quelliche mangeranno di quest'unico Pane, e berranno di questo Calice, concedi che riuniti in un solo Corpo dallo Spirito Santo, diventino un'offerta viva in Cristo, a lode della tua gloria»  (IV Prece Euc.).

 

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PASCHA NOSTRUM.

La nostra Pasqua, in quella di Gesù, come la Pasqua di Gesù, è un salutarissimo passaggio:

passaggio salutarissimo dal diavolo a Cristo; da questo instabile mondo al suo fondatissimo regno.

Per questo noi passiamo: per giungere a Dio che permane:

per non passare con il mondo, che passa.

«Ci ha strappati dal potere delle tenebre, e ci ha fatti passare nel Regno del Figlio del suo amore»  (Colossesi 1,13).

Ecco la Pasqua: ecco il passaggio: da questo mondo al Padre.

La speranza delle membra è tutta nel Capo: dove è passato Lui, Lo seguiranno anche le membra. Che sarà mai di coloro, che non sono uniti a questo Capo e a questo Corpo?

Se passa la loro vita, non passano anche essi? Sì, anch'essi passano: ma altro è passare dal mondo, altro è passare con il mondo.

Altro è passare al Padre, altro al nemico.

Poiché, anche gli Egiziani passarono, ma non passarono dal mare al regno, ma dal mare alla distruzione e alla morte.  (S. Ag.).

 

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Moltiplica, o Signore, i pani di questa Mensa.

Abbiamo bisogno di Santi Sacerdoti.

Innamorarci della tua Eucarestia: che altro andiamo a cercare?

Moltiplica i tuoi Tabernacoli, i tuoi adoratori.

Riunisci la tua Chiesa nella carità, nella pazienza, nell'umiltà, nella fede, nella preghiera.

Pane vivo: pane fresco: pane nuovo!

Che ha sapore di eternità.

 

 

Don Luigi Bosio, In Cena Domini. 3 Aprile 1969, «Jerusalem Nova», Marzo - Aprile - Maggio 1969, Anno XX, N. 30 (191).