Don Luigi Bosio
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In festo Omnium Sanctorum ...

 

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In festo Omnium Sanctorum - Celebrazione vespertina

Intima connessione tra le Beatitudini evangeliche, i doni dello Spirito Santo, le domande dell'orazione domenicale.

Il timor di Dio fiorisce nella povertà di spirito:

Insieme producono il frutto dell'umiltà.

La pietà fiorisce sulla mansuetudine - La santa Scrittura è il testamento del Padre.

La scienza fiorisce nel pianto. «In cognitione propriae infirmitatis et infelicitatis».

Chi piange, implora. Chi implora, esplora regioni inondate di luce.

La fortezza ha robuste radici nella giustizia - «Vanitas vanitatum... praeter amare Deum».

Il consiglio fiorisce sulla misericordia: in una carità, fatta di pazienza, di silenzio.

L'intelletto fiorisce nel cuore puro: apre l'occhio dell'intelletto.

La sapienza fiorisce nella pace. Sicut Deus - pax nostra.

Il possesso dei doni dello Spirito Santo mette in completo esercizio le beatitudini.

Doni e beatitudini si potranno appena distinguere, mai separare.

Il timor di Dio nella povertà di spirito.

La pietà nella mansuetudine.

La scienza nella dolcezza del pianto.

La fortezza nell'alimento della giustizia.

Il consiglio nella misericordia - Tanto necessaria la discrezione di spirito, oggi soprattutto, nell'esercizio della carità!

L'intelletto nella purezza di cuore.

La sapienza nella pace.

 

Un accostamento devoto lo possiamo fare anche tra le Beatitudini, i Doni e le domande dell'orazione domenicale. Sembra, anzi, nel pensiero di S. Agostino, che l'Orazione Domenicale ci sia stata data per domandare i doni dello Spirito Santo e per godere i frutti delle Beatitudini.

Padre: sia santificato il tuo nome: nel tuo timore e nello spirito di povertà.

Venga il tuo regno: nel dono d'una pietà mitissima, filiale.

Sia fatta la tua volontà: nella scienza della Passione - nel "dono delle lagrime".

Dacci il pane quotidiano: quale pane, se non quello, soprattutto, della giustizia?

Rimetti a noi i nostri debiti: nel dovere della preghiera e nella gioia del perdono, per chi ci è stato motivo di pianto.

Non c'indurre in tentazione: nell'intelligenza e nell'osservanza della tua Legge.

Liberaci dal male: nel dono della sapienza, nel possesso della pace.

 

*     *     *

 

MATER JERUSALEM!

O Madre Gerusalemme, città santa di Dio, sposa carissima di Cristo.

Il mio cuore ti ama.

La mia anima si strugge nel desiderio della tua bellezza.

Quanta dignità, quanta gloria, quanta abbondanza in te!

Sei bellissima! Non c'è in te la più piccola macchia.

Esulta, rallegrati, o città principesca: o figlia bellissima del Principe.

Il Re stesso s'è invaghito della tua bellezza: Colui che è infinitamente il più bello tra i figli degli uomini.

Ma chi è questo Re, il tuo diletto, o città vaghissima?

Egli è candido e vermiglio, scelto tra mille: come una pianta di melo tra le piante selvatiche.

 

*     *     *

 

All'ombra di Colui, che ho tanto desiderato, il mio sereno riposo: e il suo frutto è dolce al mio palato.

Non appena ha toccato la porta d'ingresso alla Città... al suo tocco, il mio cuore ha tremato!

Tutta la notte L'avevo cercato: L'ho trovato finalmente, L'ho stretto, e non Lo lascerò più.

Così non avrò più fame, né sete in eterno.

Oh! Felice la mia anima, eternamente felice: Se meriterò di vedere la tua gloria, la tua beatitudine, la tua bellezza: le tue porte, le tue mura, le tue piazze, le tue dimore, i tuoi nobilissimi cittadini: il tuo Re fortissimo, il Re della gloria.

 

*     *     *

 

O celeste Gerusalemme, bellissima, deliziosissima, nulla in te di quello, che qui soffriamo: di quello, che vediamo in questa misera vita.

Non le tenebre, non la notte, non mutamento di tempi: non rischiarata dal lume d'una lucerna, o dallo splendore della luna, o dal chiarore delle stelle:

Deus de Deo, lux de luce, sol justitiae semper illuminat te.

L'Agnello senza macchia è il tuo chiarissimo Lume.

Oh! me felice: in eterno veramente felice, se dopo il disfacimento del mio piccolo corpo meriterò di sentire quei cantici, quelle celesti melodie, cantate dai cittadini della Città suprema e dalle schiere degli Angeli beati.

Me fortunato e felicissimo, se anch'io sarò trovato degno di cantarla alla presenza del mio Re, del mio Dio, dolcezza mia e mia gloria.

Come Tu m'hai promesso:

Padre, voglio che coloro, che mi hai affidati, siano con me, dove io sono, affinché vedano la gloria ch'io ho presso di Te, ancor prima della fondazione del mondo.

Chi mi ha servito, mi segua: e dove sono io, là sia anche chi mi ha servito.

Ed ancora: Chi ama me, sarà amato dal Padre mio: anch'io lo amerò, e mi manifesterò a lui.

 

 

Don Luigi Bosio, In festo Omnium Sanctorum - 1969 - Celebrazione vespertina - Ore 14.30, «Jerusalem Nova», Ottobre - Novembre 1969, Anno XX, N. 34 (195).