Don Luigi Bosio
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Tutto è grazia – Tutto è amore ...

 

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Tutto è grazia – Tutto è amore – Tutto è vita. Nel piissimo Transito della sorella Flora.

Grazia e Lume e serenità a Voi, nella fraterna carità e nel merito di questa Celebrazione Eucaristica.

Avrei preferito chiudermi nel mio "muto dolore", mentre mi circonda un'afflizione di morte...

Circumdant me dolores mortis!

Anche per un senso di rispetto verso i miei Cari di famiglia, che hanno soprattutto bisogno di essere lasciati nella loro delicata solitudine.

Ma se il muto dolore esprimesse quasi l'umana debolezza, lo sostituirò con un gemito, fatto di silenzio: quasi un'eco di quella "voce del sangue", che risuona già nelle prime pagine della divina Scrittura.

Questa Celebrazione è una solenne professione di fede. Ogni accento e palpito di questo Rito ha un'efficacia sacramentale, con frutti di santità e di consolazione.

Anche se smarriti e come brancolanti nella notte oscura e tetra della morte, il sentiero è illuminato e l'appoggio sicuro.

Egli ci visita con "viscere di misericordia", con una predilezione commovente. Mamma ci ha lasciato all'alba dell'Immacolata di Lourdes, l'XI Febbraio 1953; il Papà ebbe i funerali l'XI Febbraio 1966; Flora, dopo la sua lunga, lenta e violenta consumazione, entra nel gaudio del Signore nella festa della Visitazione, maternamente accolta dal sorriso di Maria.

Non consideriamo fortuite queste coincidenze, ma sacramentali; convergono, infatti, qui all'Altare, dove ricevono e comunicano fecondità di grazia. In un ordine - ordine veramente, non comando - austero e dignitosissimo di Liturgia, che impedisce di contristarci, come coloro che non hanno speranza.

Una Liturgia, che si ingemma di alleluia e si imperla di gloria: così come era imperlata di sudore, quasi fosse una corona di gloria, la fronte serena di Flora nella sua agonia.

Un orizzonte vasto, più dell'immensità dei Cieli.

Pochi giorni or sono, una dolcezza infinita aveva comandato ad una fanciulla morta, di appena 12 anni, di risvegliarsi dal sonno della morte.

Una liturgia apostolica si rallegrava con Pietro, mentre saliva il patibolo della Croce, e con Paolo, che piegava umilmente il capo sotto la spada del carnefice.

Forse era il preludio e l'annuncio di questa Celebrazione!

 

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Eccoci nel Mistero!

Nell'«Oggi» incessante ed eterno del Suo amore:

nella Sua onnipotenza di grazia.

Cos'è la vita cristiana, se non l'essere morti e risorti in Gesù?

E la vocazione cristiana, se non il vivere e il morire in Gesù?

Due aspetti della vita, che continuamente si sovrappongono e si rivelano soprattutto di fronte alla morte: un aspetto interiore ed uno esteriore: visibile ed invisibile; fisico e mistico; passeggero ed eterno; un momento di leggera tribolazione, in cui matura il peso della gloria eterna.

Ancora pellegrini e già cittadini di Gerusalemme e concittadini dei Santi.

"In Christo numquam exul; in carne ubique peregrinus"  (Aug. Serm. 309).

Vita abscondita!

"Chi, se non la morte, ci aprirà definitivamente la nostra estensione interiore?"

La più grande e meravigliosa sorpresa, che ci attende in Cielo, è che non vi troveremo nulla di nuovo. Quando ci sveglieremo da questo lungo sonno, interrotto da incubi, ci troveremo stretti tra le braccia, che ci avevano sempre sorretti. Il Volto, di un'ineffabile bellezza, che ci si scoprirà nella tenerezza e nella gioia, l'avevamo sempre sentito su di noi nella tristezza e nel lutto.

"Peregrinamur ad Dominum".

"Dimentico ciò, che sta dietro di me, e, tendendo tutto il mio essere, cerco di afferrare ciò, che sta davanti a me"  (Fil. 3,13).

Chi cammina così, porta con sè l'infanzia nella giovinezza, la giovinezza nella maturità: che sarà la maturità d'una perenne giovinezza.

Il "criterium" delle distinzioni delle età non è che questo: stima e fiducia dei genitori per i figli; l'ubbidienza e la venerazione dei figli per i genitori.

Ogni persona, ogni cosa ha una voce: come un riflesso, un presentimento dell'eterno.

Ogni tempo, ogni età, ogni cuore porta con sè un carico, una rivelazione d'eternità. Si tratta di collocare, di assicurare il tempo all'eterno, perché il tempo non si disperda; perché il tempo non annulli una vita, che nasconde il sublime diritto di inabissarsi nel Lume e nell'Amore infinito di Dio.

 

 

Don Luigi Bosio, Tutto è grazia - Tutto è amore - Tutto è vita. Nel piissimo Transito della sorella Flora. Avesa - Verona 2.3 Luglio 1970, «Medium Silentium», Luglio - Agosto 1970, Anno I, N. 4 (200).