Don Luigi Bosio
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In Nativitate Domini 1970

 

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In Nativitate Domini 1970

Christus natus est nobis: occurrite illi dicentes: Venite adoremus.

Magnum principium; et regni Ejus non erit finis:

Deus, fortis, dominator, princeps pacis.

 

Quis es Tu?

Come conoscerTi, se Ti nascondi così?

Ti sei nascosto, o Ti sei rivelato?

Forse Ti sei nascosto, perché Ti potessimo riconoscere ed accogliere nel lume e nel merito della fede?

 

"In ipso vita erat": Tu sei la Vita.

L'abbiamo toccato con le nostre mani; il Verbo vivo!

"Il blocco inaccessibile dell'Essere assoluto" si sgela e lascia fluire da sè le acque di una vitalità infinita...

Mediante la grazia dell'Incarnazione, la creatura, il niente, diventa capace di ricevere la vita assoluta.

Aprite alla Vita: aprite all'Amore!

«O suavitatem, o gratiam, o amoris vim!

Summus omnium, imus factus est omnium.

Quis hoc fecit? Amor dignitatis nescius.

Quid violentius? Triumphat de Deo amor, ut scias amoris fuisse, quod plenitudo

effusa est, quod altitudo adaequata est, quod singularitas associata est»  

(Bern. In. Cant. Serm. 64).

 

Quare venisti?

Non ritorcere, o Gesù, contro di me la domanda, perché mi metteresti in uno smarrimento e in un affanno da morire.

Questa tua domanda: Scitis quid fecerim vobis?

Questo tuo desiderio: Si scires donum Dei!

Non Ti chiedo, se sei Tu che dovevi venire, o dobbiamo aspettare un altro!

Con l'Atto della Tua Incarnazione, Tu riempi tutti i tempi.

Il tuo Natale è eterno, perché eterno è il tuo Amore.

Tutta la vita, ogni novità è venuta con Te:

«Adfert novitatem Seipsum adferens»  (S. Ireneo).

Sei Tu l'assoluta, immutabile Verità.

Il mistero è il punto in cui si incontrano, si toccano e coincidono il tempo e l'eternità.

Questa celebrazione Eucaristica.

Non c'è che da calare, da affondare nella Sua Presenza.

A quest'Atto, nessuno può più aggiungere o togliere nulla.

Immergendosi in esso, l'uomo vive fuori del tempo.

La vita è in continua fioritura di grazia e novità d'amore: è carica di eternità!

Non è il tempo, che fa la grandezza dell'uomo: ciascuno di noi vive in quanto si sottrae al tempo.

Prodigio, mistero, virtù del sacramento liturgico!

 

Quid vis?

Che vuoi, dunque, o Signore, da me?

Forse vengo meno alla carità, pecco di ingenuità, quando dico che il tuo annuncio di salvezza, il tuo dono di grazia non consiste in un facile profetismo, in un vago messianesimo, od anche semplicemente in una spinta sociale? Io non posso promettere a nessuno, quello che Tu non hai promesso. Ma se Tu vivrai veramente in me, come non brucerò d'amore per la Chiesa e per l'intera comunità umana? Come non faciliterò, quasi, l'opera della tua Provvidenza, perché giunga abbondante e sollecita là, dove si muore di fame?

Forse può compiere meno, operare minor bene la carezza d'una preghiera, che l'urto della violenza?

Forse non potrà arrivare il pane là, dove io l'ho preceduto con un purissimo palpito d'amore?

Se poi io desidero, nell'ansia del mio ministero sacerdotale, di offrirTi in dono alle Anime, non devo mai dimenticare che questa è gelosissima opera tua.

«Guai a voi  - sembra di udire - guai a voi, che ci toccate con le vostre mani, perché un'anima si può afferrare solo attraverso Dio».

 

Concedimi di ammirare e di adorare la Tua Divina Bellezza.

*  «Splendore di sole è il Tuo: diffondi raggi intorno a Te, e di essi fai velo alla Tua grandezza.

*  Allorché Tu, l'Eterno, Ti mettesti in cammino, furono stritolate le vetuste montagne e avallati i colli antichi.

*   In alto il sole tralascia di mostrarsi, e la luna impallidisce nel suo nascondiglio».

*  Per la luce guizzante delle Tue saette (i tuoi occhi), per il lampeggiante furore della Tua lancia (il tuo cuore).

*  Ho udito e si commossero le mie viscere: a quel suono tremarono le mie labbra.

*  Il Signore Dio è mia forza, e mi darà piedi come di cervo; e mi farà salire su monti altissimi».

(Cantico d'Abacuc 3.2-19).

 

Occorre veramente la forza del leone e l'agilità del cervo, per salire su questi altissimi monti.

Sulla cima, ieri, m'hai fatto cadere gli occhi e il cuore su queste Tue parole d'Isaia: Sì, come un giovane sposa una vergine, ti sposerà il tuo Architetto  (Is. 62.1-5).

Che succede? Che vuol dire? Non so dove la Chiesa abbia attinto questa traduzione.

 

Ho modo, e l'ho filiamente ricercato, di congratularmi con la Tua e mia bellissima Madre, Maria.

L'Infinita Purezza s'è invaghita di Lei. È il divino Architetto che, in infinita tenerezza stende il suo progetto, e lo mette in esecuzione in Maria, Capolavoro del Suo Genio.

 

 

Don Luigi Bosio, In Nativitate Domini 1970, «Medium Silentium», Gennaio - Febbraio 1971, Anno II, N. 1 (204).