Don Luigi Bosio
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In nocte Nativitatis Domini ...

 

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In nocte Nativitatis Domini 1969

«Mentre spira la brezza e le ombre si allungano, ritorna, o mio Diletto, pareggiando la gazzella e il cerbiatto sopra i monti di balsamo».

È l'ultimo versetto del Capitolo II del Cantico. "La brezza spira, mentre scendono le ombre".

La gazzella e il cerbiatto corrono veloci: sopra i monti di balsamo.

 

*     *     *

 

Cos'è tutto questo?

Sono io degno di penetrare nell'arcano e nel mistero di queste parole?

"Extra corpora quaerendae sunt hae res"  (Bern.).

"Qui minorantur actu, percipient eam"  (Eccli. 38,26).

Sono io degno di parlare?

"Audite me hominem, qui loqui trepidat, et tacere non potest".

 

*     *     *

 

"Spira la brezza, scendono le ombre":

È una brezza di vita: un'ombra di ristoro, nell'affannosa ricerca di Colui, che in corsa sopra i monti di balsamo, gareggia con la gazzella e il cerbiatto.

Cos'è, dunque, tutto questo?

Che c'entrano queste parole incomprensibili con le necessità quotidiane, con le ansie del tempo presente?

È una dottrina priva di senso sociale: non più aderente ai tempi!

E, mentre illanguidisce la Fede, si accusa la Mensa, lacerando l'affetto più puro di un cuore sacerdotale.

Ritorna, Gesù!

La tenebra è fitta, e incombe sempre più la minaccia di smarrire i tuoi sentieri.

Chi ha risparmiato questa bufera?

«Dovremmo essere orribilmente tristi, dice il profeta, quasi parlando a se stesso: Ecco il giorno tramonta e viene la notte, in cui nessuno lavora. Noi siamo molto vecchi, e coloro che verranno dopo di noi saranno ancora più vecchi. La nostra decrepitezza è così enorme, che non sappiamo neppure d'essere degli idolatri»  (Bloy).

«Il Sacerdote, oggi, è di fronte ad un terribile dilemma: o essere santi, totalmente, senza compromessi, per raggiungere la sua piena dimensione, o ridursi a scherzi, a caricature, a esseri malriusciti, e, lasciateci dire, abortivi»  (Paolo VI).

 

*     *     *

 

Ritorna: fa presto: con la velocità della gazzella e del cerbiatto.

"Corri sopra i monti di Bether".

Dove sono questi monti?

Chi si sforza d'interpretare la divina parola, parla d'una montagna profumata, o di monti fatti di balsamo, o di una montagna disseminata di cavità, o di una montagna della separazione.

L'incontro, dunque, avviene tra le cavità d'una montagna, tutta di balsamo e ben lontani dal mondo!

S. Giovanni della Croce ci presti il Lume, in qualcuna delle stanze secrete del suo cantico spirituale:

 

Stanza 36.

Deh! godiamoci, o ben mio;

andiamo - e sia mio specchio il tuo bel viso.

Al monte, al colle, al rio,

dove ancor puro è accolto;

penetrar non ti spiaccia ov'è più folto.

 

Stanza 37.

Quindi all'alte caverne

tosto il piè porterai dell'alma pietra,

ben profondo ed interne.

Là entro ne andrai poi,

l'umor suggendo dei granati tuoi.

È necessario entrare nel folto della Grotta.

Poi è necessario entrare nel folto della Croce.

 

*     *     *

 

Andiamo al Monte.

Divina Liturgia!

Andiamo all'Osanna, all'Alleluia, all'Amen.

All'annunzio mattutino negli Altissimi Cieli.

All'Alleluia trionfale nel meriggio della vita.

Al Fuoco di Pentecoste, in un crepuscolo d'amore:

"Mentre spira la brezza e scendono le ombre".

All'osanna, che risponde al Fiat dell'Incarnazione.

All'Alleluia, che ha distrutto la morte.

All'Amen, che risuona nel silenzio eterno.

Divina Liturgia!

 

*     *     *

 

Andiamo al Monte.

O in una Grotta di questo monte, insieme agli umili Pastori.

«Tutto ciò che è nascosto e buio nell'unità del Padre, sboccia alla luce nella generazione del Figlio».

Andiamo all'«Amen»!

Verità è il Padre, verità il Figlio, verità lo Spirito Santo.

Amore è il Padre, vita il Figlio, silenzio lo Spirito Santo.

Alla radice il Padre, sulla salita il Figlio, al vertice lo Spirito Santo.

 

*     *     *

 

Eccoci sulla montagna di balsamo.

Liturgia di preghiera, il Padre; liturgia di canto, il Figlio; tutto è silenzio nello Spirito Santo.

Christus natus est nobis: venite, adoremus.

"L'amore basta a se stesso"...

L'amore possiede Dio nel suo abisso interiore: e nella sua ascensione, senza perder l'ordine, perde la misura, che è limite, e trova l'ebbrezza.

Quando l'amore s'è acceso al contatto dell'amore divino, la ragione non può più nulla, né per te, né contro di te.

La ragione e l'intelligenza restano alla porta.

Ma l'amore, che è l'amore, che ha ricevuto un ordine, vuole, benché cieco come gli altri, assolutamente avanzare. Egli ha conservato nella propria cecità, l'istinto della gioia. Così, quando l'intelligenza è spossata e cade dinanzi alla porta, l'amore dice: Entrerò.

Nessuno può descrivere gli uragani, che si formano in quella regione...

Silenzio, silenzio, silenzio!

Più ci si avvicina a Dio, più si è soli.

La scaturigine divina è aperta: i torrenti scorrono...

È un oceano di pace, un abisso infinito ove gli eletti rotano, con Dio, nella gioia, e la gioia dice al limite: non ti conosco; e trasporta tutti coloro che la seguono, dentro un'immensità larghissima, deserta e sperduta, la quale non ha né via, né traccia, né misura, né cominciamento, né fine, né nulla d'esprimibile, né di comprensibile.

La melodia più sontuosa è al disotto del silenzio.

Bisogna edificare la nostra vita sull'abisso infinito.

 

*     *     *

 

È alle soglie di questo silenzio, che la Sposa ripete il suo gemito alla Sposo: Revertere!

Lo Spirito e la Sposa dicono: Vieni!

E chi ascolta, dica: Vieni!

Lo Sposo: Ecce venio cito.

La Sposa: Amen: Vieni, Domine Jesu.

È qui, che, prima di separarci, depongo il mio "Amen" di ubbidienza e di amore.

È qui, dolcemente sfinito sul vertice della montagna profumata, che vi offro il dono della mia promessa di preghiera:

confidando che ricambierete, con il vostro ricordo sincero e tenero, il mio umilissimo esempio di vita e di ministero sacerdotale.

 

 

Don Luigi Bosio, In nocte Nativitatis Domini 1969, «Visio pacis», Dicembre 1969, Anno XX, N. 1 (196).