OMELIE
Celebrazione Eucaristica della III Domenica di Pasqua (3.5.1987)
«Iubilate Deo! Iubilate Deo!». L’inizio della Santa Messa, l’Antifona, l’Introito d’ingresso. Giubilate e cantate inni al Signore! «Acclamate!» dice il testo italiano. In modo arcaico potremmo dire: «Giubbilate! Giubbilate!». Un po’ arcaico, ma ci sta bene. «Giubbilate!» cioè la vostra gioia è così grande che è incontenibile, la gioia di dare lode al Signore in questo servizio sacerdotale.
Quando Agostino offriva la sua parola, invitava a questo giubilo, a questa esultazione spirituale, forse in quel momento si sentiva affaticato per il suo ministero episcopale e diceva: «Si deficimus voce, non deficimus affectu. Explicare non possumus: iubilate!». Mi manca un po’ la voce – diceva Sant’Agostino in quel giorno – ma non mi manca l’affetto. E se non siamo capaci di spiegarci e di farci sentire, giubilate, cantate un Alleluia tra i mille che ingemmano la Liturgia. E quando siete all’ultima lettera, Alleluia, perdetevi, smarritevi nel giubilo.
È stato detto che questo giubilo – offerto poi nella bellezza della Liturgia, nell’incanto della melodia gregoriana – è stato scritto: “Due cose sono estremamente belle: l’architettura romanica e la melodia gregoriana”. È una verità di fatto che non si può dimostrare. Solo, è una verifica sperimentale. Lasciatevi portare da questa purissima melodia angelica ed è inutile ogni spiegazione e ogni dimostrazione. Il canto gregoriano, compianto e rimpianto, è stato scritto in questi giorni, in queste settimane: una cattedrale in rovina. Perché? Poi si è aggiunto, a conforto, che i giganti non si lasciano incatenare e non possono stare troppo a lungo in esilio.
La Fede è il passaggio (dobbiamo restringere molto per la brevità del tempo), la Fede è il passaggio dalla carne allo spirito, il passaggio dal tempo all’eternità, il passaggio dallo spazio – ogni spazio, immenso come tutto l’universo – il passaggio dallo spazio all’infinito.
Salutiamo la Vergine Maria. È il mese di maggio: tutto un fiore di grazia e di bellezza. Ho nel cuore l’Enciclica del Santo Padre del 25 marzo Redemptoris Mater. Cinque domeniche di questo mese e vi offrirò un palpito di questa bellissima Enciclica. Oggi: «Media nocte – dice agli inizi la Lettera Enciclica – media nocte Maria resplendere coepit sicut Stella, vera Stella matutina». Nel mezzo della notte, delle tenebre che avvolgevano la terra – e la avvolgono – Maria incominciò a risplendere come la vera Stella del mattino. La salutiamo e diciamo le parole della preghiera dei discepoli di Emmaus. Loro l’hanno detta a Gesù. Noi lo diciamo a Maria, questo gemito: «Mane nobiscum: advesperascit». Maria, rimani con noi: si fa sera. «Respice Stellam, voca Mariam». Guarda la Stella, fissa la Stella e chiama Maria.
Prima Lettura: At 2,14a.22-33
Salmo: Sal 15
Seconda Lettura: 1Pt 1,17-21
Vangelo: Lc 24,13-35
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