Celebrazione Eucaristica della III Domenica di Avvento - Gaudete (14.12.1986)
La lode del Signore dev’essere come un’eruzione – termine forte! – un’eruzione della sazietà di Lui. Il testo è del Dottore della verità, il Cantore della verità: «Laus Domini eructatio est saturitatis illius», cioè per lodare in modo degno il Signore, questa lode deve essere come un’eruzione… eruzione della sazietà di Lui stesso. È Lui che loda se stesso per mezzo della nostra umile devozione nella pietà liturgica della Chiesa.
Dite ai deboli, ai fragili, agli stanchi, agli afflitti, dite: «Non temere! Ecco verrà il tuo Dio!». Le parole sono del profeta Isaia, oggi. «Non temere! Il Signore verrà!». Verrà. Venisti. Veni. Venit. Verrà. È venuto. Vieni! E Lui risponde. È un’Antifona della Comunione, queste parole del Profeta. Quando stringo Lui o Lui stringe me. Verrà. Sei venuto. Sei qui con me e io con te. Questa è la forza della profezia che non conosce tempo, ma questo è il tempo nuovissimo dell’adempimento della profezia. «Non temere!». Così, come l’Angelo alla Vergine Beatissima: «Non temere!». Come gli Angeli ai pastori: «Non temete!». È qui, già con voi, nella Celebrazione Eucaristica.
Risuona durante l’Avvento la parola dell’evangelista Giovanni. L’avrà udita certo dallo Spirito Santo. Ma chissà quante volte la Vergine Beatissima gliel’ha suggerito all’orecchio: «In principio era questo Verbo». In principio era il Verbo. «Verbum sonans». Sonans… No: sed penetrans! La parola, la udite voi, questa parola tutta trepidazione e tremore, la udite? È una parola che risuona alle orecchie. Sentite la mia voce? Non è questa la vera parola. «Verbum non sonans sed penetrans». Penetrans: in certo modo, che entra dentro di voi, «penetrans Verbum». «Verbum non loquax, non loquax sed efficax». La parola non loquace, non loquace… Non loquace. L’Autore ci ha detto: «Non dobbiamo essere parlatori di parole». Non loquaci: ci deve venir meno proprio la parola, qui, a questo altare del Verbo. «Sed efficax, efficax. Ipse dicit et fac». Mentre Lui dice – ed è Lui che dice! – fa’! «Ipse dixit et facta sunt» nella creazione. Oserei dire, tanto più qui, nel mistero della Redenzione: «Ipse dicit et fac».
Si potrebbero scrivere qui, su questo altare della Parola: «Verba Verbi», le Parole del Verbo. «Verba Verbi». Non: «Verbum obstrepens» (è il Cantore della Verità che parla così e scrive così). «Obstrepens». È venuta al momento opportuno, qui, la parola di Agostino: «Non obstrepens sed affectibus blandiens». Non è parola che fa strepito (obstrepens: che fa strepito), ma è come una carezza ineffabile sul cuore e sulle labbra.
Il profeta Isaia dice ancora oggi: «Exultabit solitudo». «Si rallegrerà il deserto e lo zoppo salterà come un cervo». Uno dei doni, dei miracoli che compirà il Signore (e che compie!). Esulterà il deserto! La parola latina è «exultabit solitudo», esulterà la solitudine, perché nella solitudine vi accorgerete che non siete soli. E questa solitudine sarà colmata dal suo silenzio. Non è più solitudine: è silenzio! L’ascolto del Verbo… Soprattutto del suo Mistero Eucaristico. L’Eucaristia è il trofeo del suo silenzio. Ha tanto sofferto e combattuto, che ha meritato questo, che è il sommo trofeo, il massimo bottino della sua battaglia d’amore: l’Eucaristia. L’Eucaristia è la coppa d’oro (danno la coppa, il premio), è la coppa d’oro del suo silenzio. E il silenzio è la corona d’alloro della sua Eucaristia.
«Exultabit solitudo». Questa solitudine e silenzio… un turbine di Angeli! Natale… un turbine di Angeli! A voce spiegata, a concerto grosso (oggi suona anche l’organo nei tempi liberi), quasi a protezione, a difesa e a glorificazione del mistero del suo silenzio, del silenzio del suo mistero.