Celebrazione Eucaristica della IV Domenica di Avvento (23.12.1979)
«Manda, o Signore, l’Agnello dalla rupe del deserto al monte della Figlia di Sion». La parola divina è del profeta Isaia. La Chiesa la fa sua questa preghiera nel tempo dell’Avvento. Anche se nell’interpretazione storica, diciamo esegetica, il senso sarebbe un altro; ma mi sembra che se la Chiesa, nella sua pietà, ci dona questo palpito tenerissimo di amore e di attesa verso il Verbo Incarnato, nel compimento del mistero dell’Incarnazione, la facciamo volentieri anche nostra questa preghiera: «Manda, o Signore, l’Agnello dalla pietra del deserto». Scoprire questa pietra del deserto! Cosa può essere questa pietra del deserto? Forse l’Eternità immutabile, silenziosa. Manda l’Agnello innocentissimo dalla pietra del deserto, dalla pietra del deserto fino al monte della Figlia di Sion. Quale monte? Forse l’abbondanza di Grazia di cui trabocca Maria nel mistero della sua maternità verginale? «Manda, o Signore, l’Agnello dalla pietra del deserto alla Figlia di Sion!». La Liturgia è eminentemente mariana, oggi, stavo per dire quasi esclusivamente mariana, perché è tutta un’invocazione e una esaltazione della Madonna Santissima. La preghiera che ho già cantato diceva: «Santifica haec munera (la preghiera è rivolta allo Spirito Santo) sicut replesti viscera Beatae Mariae Virginis». Santifica questi doni come hai riempito il seno, il grembo della Beata Vergine Maria. Bellissima preghiera!
Poi la profezia di Isaia. La citazione la dovreste sapere anche voi, non dimenticatela! Provate a consultare, a toccare con mano e col cuore il versetto: «Ecco, la Vergine concepirà un Figlio e sarà la Madre dell’Emmanuele». Celeberrima profezia! Di riscontro a questa profezia: «Beata quae credidisti!» (nel Vangelo). «Te beata che hai creduto!». Oggi l’occhio del cuore è rivolto a Betlemme anche se la Celebrazione Eucaristica è sempre una visita e una dimora a Betlemme, la Casa del Pane. Io vi ripeto perciò: è vostra e mia la lettura del profeta Michea, stupenda lettura, altra celeberrima profezia che fa di riscontro a quella del profeta Isaia: «Così dice il Signore: “E tu, Betlemme di Efratah, così piccola per essere fra i capoluoghi di Giuda, da te mi uscirà colui che sarà il dominatore d’Israele; le sue origini sono dall’antichità, dai giorni più remoti. E il Signore, perciò, li metterà in potere altrui fino a quando verrà colei che deve partorire e partorirà, e il resto dei tuoi fratelli ritornerà ai figli d’Israele. Egli starà là e pascerà nel nome del Signore, nel nome, nella maestà del nome del Signore Dio suo. E abiteranno sicuri perché egli allora sarà grande fino ai confini della terra. Egli sarà la pace”». Ditemi: cosa c’è bisogno di aggiungere altro? «Et erit iste pax». Mi pare che la traduzione non dica proprio quello che è detto nel latino. «Et erit iste pax». Lui è il Signore della pace. Ancora più semplice: Lui è la Pace!
Betlemme! San Gregorio Nazianzeno dice di Betlemme: «Mundi oriens et orbis metropolis». L’Oriente del mondo! Il Sole viene di là, da Betlemme, è la Metropoli dell’Universo. Metropoli vuol dire la madre di tutte le città della terra.
Salutiamo la Vergine Santissima. Salve, o sorgente beata della gioia infinita! Salve, o spettacolo mirabile al di sopra di ogni altro prodigio!