OMELIE

Celebrazione Eucaristica della V Domenica di Pasqua (17.5.1987)

No, non è giusto che noi trascuriamo la Parola di Dio per il servizio dei fratelli. Non è giusto. Noi dobbiamo dedicarci al ministero della Parola e all’orazione. Non è giusto. È la decisione dei discepoli del Signore. Il ministero della Parola. «Non derelinquere Verbum Dei». Non abbandonare la Parola di Dio. E quasi per essere più chiari: non abbandonare il Verbo. «Non derelinquere Verbum». Che venga sostituito dalle nostre povere parole, non è giusto. Quello che io vi dico, l’ha detto il Signore nel Vangelo, non lo dico da me. È il Padre che dice per mezzo mio la sua stessa Parola. Prendete e ascoltate la voce del Verbo dalla bocca del Verbo. «Audite vocem Verbi ex ore Verbi». È un ministero! E ministero vuol dire che è un mistero, un mistero che ha bisogno di trovare un sacramento. E sono qui come il sacramento della Parola del Signore. Un mistero. Non dobbiamo abbandonare il Verbo.

Si dice che è il tempo non più dei sacramenti, è il tempo della Parola. E la carità verso i fratelli? E la carità verso i fratelli? La parola stupenda del nostro Agostino: «Quid diligendo diligimus, si ipsa Dilectio non diligitur?». Che cosa amiamo, quando amiamo, se non è lo stesso Amore che ama? Lui! «Quid diligendo diligimus, si ipsa Dilectio non diligitur?». Posso dare il mondo intero ai fratelli, ma se non lo do per Lui e con Lui, tutta la mia carità è un impeto che travolge i fratelli.

È giusto non abbandonare il Verbo.

«Instantes erimus orationi». Instantes, in-stantes, stando dentro l’orazione, in, intus, stando dentro l’orazione, serviremo i fratelli. Quando ci è stata data, nella Cena del Signore quest’anno, la parola della Chiesa, del Santo Padre, che è dedicata alla preghiera, la preghiera sacerdotale soprattutto, il testo dice: «Impensa debet esse nostra oratio». Impensa. Cosa vuol dire impensa? Profonda, traduce. E noi dobbiamo essere «velut descripta oratio». Descripta: siamo l’orazione scritta, l’incarnazione della preghiera, rendiamo visibile la preghiera. «Instantes orationi».

Salutiamo la Vergine Maria.

Il testo dell’Enciclica mariana, materna, dice di Maria: «Vita Mariae est abscondita cum Christo in Deo». Le parole sono dell’Apostolo. La vita di Maria è tutta nascosta con Cristo in Dio. E aggiunge: «Fides est necessitudo cum mysterio Dei». Quel necessitudo mi ha fatto faticare. Cosa intende? La Fede è la necessità assoluta di stare stretti, immersi nel mistero di Dio. Bello! «Fides necessitudo cum mysterio Dei». La vita di Maria, è per questo che la salutiamo come l’abbiamo salutata anche domenica scorsa: «Ave, gratia plena! Vale, o valde decora! Tota pulchra es, Maria. In te patefacta est tota gloria gratiae». In te si è rivelata e rifulge tutta la gloria della grazia. «Gratulamur tibi, Maria, Mater Beatissima! Gratulamur tibi». Ci congratuliamo con te.


Prima Lettura: At 6,1-7
Salmo: Sal 32
Seconda Lettura: 1Pt 2,4-9
Vangelo: Gv 14,1-12