Celebrazione Eucaristica della VI Domenica del Tempo Ordinario (16.2.1992)
«Manducaverunt omnes et saturati sunt nimis». Tutti mangiarono e furono sazi. «Nimis»: fin troppo sazi. Nel miracolo e nel mistero della moltiplicazione dei pani, mangiarono tutti fino alla sazietà, «nimis», fin troppo.
Miracolo e profezia. Questa Eucarestia è mistero e sacramento. L’Eucarestia viene da lontano. Non viene dai Profeti: viene molto più da lontano, l’Eucarestia. Il Verbo viene dal seno del Padre. Solo l’amore conosce. «Intellectus liberat te de carcere, sapientia mensam ponit, parat». L’intelligenza ammira la bellezza, la potenza del Signore nel miracolo, ma la Sapienza prepara la mensa e voi, e noi, i felici invitati a questa mensa.
Fede: credere per intendere. La fede è pensare grande! Pensare grande è la fede. La ragione all’infinito. Vede l’infinito, la ragione, l’intelligenza. Pensare grande. L’Eucarestia è dell’intelligenza la fede. L’Eucarestia è l’intelligenza della ragione; la scienza, cioè, in adorazione e in ammirazione.
Il profeta Geremia, d’accordo con il Salmo responsoriale, canta la felicità di tutti gli invitati alla mensa del Signore. Beato l’uomo che trova le sue delizie nella legge del Signore. Beato l’uomo che medita giorno e notte la legge del Signore. Sarà come un albero piantato lungo i corsi d’acqua, che darà frutto ad ogni stagione, anche nel gelido inverno, anche nell’arsura e nei calori dell’estate. Le sue foglie non cadranno mai, se l’albero è piantato lungo i corsi d’acqua. Riusciranno tutte le sue opere. Per chi ama il Signore, nulla mai va perduto, in ogni cosa che fa ha sempre successo. E chi si allontana dal Signore e non vive nella sua legge è come un derelitto – dice Geremia – un derelitto nella steppa, nel deserto, in una terra salsedinosa e inabitabile. È come un albero diventato spoglio, come scarnificato da una folgore.
Rientriamo nel recinto dell’Eucarestia, alla tua presenza, al tuo silenzio. Vieni, parla. «Valde submissa voce». Parla a voce molto bassa. Quando confida i suoi segreti più intimi, le cose più belle ce le dice a voce molto bassa. Bene ha scritto chi ha detto: il linguaggio della piazza non è il linguaggio della camera nuziale.
Tutti mangiarono. Tutti mangiate e sarete sazi. «Hic esuri. Hic siti» (Agostino). Qui la tua fame, «esuri». «Hic siti», qui la tua sete. Se hai fame, vieni. Se hai sete, vieni. E quando avrai mangiato, avrai ancora fame. E quando avrai assaporato dal calice il vino santo, sarai sazio, sì, ma avrai ancora sete.