Celebrazione Eucaristica della X Domenica del Tempo Ordinario (9.6.1991)
Oggi è la festa della Domenica. La festa della Domenica. La Domenica è la prima, la primordiale, quasi la radice di tutte le Celebrazioni Liturgiche. Perciò oggi facciamo festa alla Domenica X.
«Respice propitius nostram servitutem». È una preghiera che canterò con voi al momento dell’Offerta. «Respice». Guarda. Guarda fisso, o Signore, alla nostra «servitus», servitù, al nostro servizio sacerdotale. Siamo i tuoi servi, siamo i tuoi figli. Avete sentito il Vangelo? Fratello, sorella e madre tua. Tutti sacerdoti. Guarda, fissa benigno il tuo sguardo sopra di noi che compiamo questo servizio sacerdotale. Tutti sacerdoti, dunque. Perché la Liturgia vela e rivela la presenza del Signore nella dimensione del suo Corpo Mistico, nella pienezza del suo mistero, nella manifestazione della sua Chiesa. Tutti sacerdoti, quasi nell’esercizio di un triplice ministero. Oggi è chiamato servizio sacerdotale, quasi un triplice ministero: il mio ministero sacerdotale, il vostro servizio sacerdotale. Ministero sacerdotale, ministero nuziale, ministero verginale. Siamo tutti sacerdoti.
Si sa quello che si vive. Si sa quello che si vive, nel senso della pietà nel ministero della Liturgia. Abbiamo già ascoltato la parola dell’Apostolo. Animati dallo stesso spirito di fede di cui sta scritto: «Abbiamo creduto e abbiamo parlato». Anche noi crediamo e perciò parliamo, convinti che Colui che ha risuscitato il Signore Gesù, risusciterà anche noi in Gesù e ci porrà accanto a Lui, insieme a tutti voi.
Tutto infatti è per voi, perché la grazia, sempre più abbondante, ad opera di un maggior numero, moltiplichi la lode, l’inno di lode alla gloria di Dio. Perciò non ci scoraggiamo, perché, se il nostro uomo esteriore si va disfacendo, l’uomo interiore si rinnova di giorno in giorno. Infatti, il momentaneo e leggero peso della nostra tribolazione, leggero peso, ci procura una quantità smisurata ed eterna di gloria. Perché noi non contempliamo, non fissiamo le cose visibili: fissiamo lo sguardo sulle cose invisibili. Le cose visibili sono di un momento. Quelle invisibili sono eterne.
Fissate lo sguardo sulla scritta incisa lì, nel centro della corsia della Cattedrale: «Contemplantibus nobis non quae videntur, sed quae non videntur. Quae videntur, temporalia sunt. Quae non videntur, aeterna sunt». Noi contempliamo non le cose che si vedono, ma quelle che non si vedono, con l’acutissima vista della fede. Perché le cose che si vedono sono di un momento. Quelle che non si vedono sono eterne. Ed è questo lo splendore della nostra fede e la dignità regale della nostra vita sacerdotale.