Celebrazione Eucaristica della XXIV Domenica del Tempo Ordinario (16.9.1990)
«Pronuncerò parole arcane, di origine molto antica». È il canto del Profeta, del Salmista. «Eloquar arcana aetatis antiquae». «Pronuncerò parole arcane, di origine molto antica». All’origine arcana della parola antica, all’origine antica della parola arcana. All’inizio della Parola, quando è nata la Parola, cioè quando è nato il Verbo, nel principio, le parole dell’estasi di Giovanni: «In principio erat Verbum». Il Verbo, la Parola era nel principio ed era principio nel principio. E quella Parola è stata pronunciata «semel et simul», una volta sola ed è stato detto tutto. «Semel et simul»: l’Unico Verbo, l’Unico Verbo da ascoltare, perché è come (senza la sua presenza e la sua voce e il suo ascolto) una solenne denuncia dell’isolamento, della solitudine. Isolamento e solitudine quando sono solo con me stesso. Sono troppo solo, quando sono solo con me stesso, troppo solo. Devo uscire dall’esterno. Dall’esterno devo uscire, devo entrare. Devo uscire dall’esterno ed entrare all’interno, per incontrarmi con Lui, per incontrarmi con la sua Chiesa, cioè con la Madre mia.
Un inciso bellissimo della preghiera liturgica è che siamo qui «singuli pro cunctis». Siamo qui ciascuno per tutti, per tutti. Qui c’è la Chiesa, c’è tutta la Santa Chiesa, il Corpo Mistico e vivissimo della Chiesa, nel dono della grazia della fede. La fede è come una forza di attrazione. Attrae tutta l’umanità, tutto l’universo. C’è la gravitazione dell’amore. Un palpito di puro amore fa sussultare di gioia, di vita tutta la terra e tutto il cielo. La gravitazione dell’Essere: è Lui che gravita e intorno a Lui gravita tutto. Il principio oggi proclamato, la forza dell’attrazione. Tutto è relativo. Tutto è relativo in ordine all’Assoluto. E l’Assoluto è Lui, l’Essere. In Lui c’è il confine della materia: la materia finisce in Lui. E Gesù è come la sintesi assoluta dell’infinito con il finito, nel mistero della Chiesa.
La Chiesa… La Chiesa, la Madre mia, la Madre delle madri. La Chiesa è l’umanità naturale transustanziata. «Singuli pro omnibus». Siamo qui, ciascuno, per tutta l’umanità, per tutto l’universo, per tutta la terra e per tutto il cielo.
E ascoltiamo un momento l’Apostolo: «Nessuno di noi vive per se stesso (è la parte ascoltata nella proclamazione della Lettera ai Romani). Nessuno di noi vive per se stesso, e nessuno muore per se stesso, perché se noi viviamo, viviamo per Lui, e se noi moriamo, moriamo per Lui. Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore, ed è per questo che Lui, Gesù, è morto ed ha voluto riprendere la vita, per essere il Signore della vita».
La bellezza, la grazia della fede. La fede è la vita della mia vita. E Sant’Ignazio martire ce lo ricorda alla vigilia della sua morte e del suo martirio, quando scrive ai suoi figli spirituali di Roma: «Partus mihi instat». Non: sto per morire. Non: sto per morire. Sto per nascere! «Partus mihi instat». «Con le nostre preghiere – diceva ai Romani, le loro preghiere – aiutatemi ad arrivare alla Pura Luce».