OMELIE

Celebrazione Eucaristica della XXVI Domenica del Tempo Ordinario (1.10.1989)

Dalla Lettera dell’apostolo Paolo al carissimo discepolo Timoteo: «La manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo, al tempo stabilito sarà rivelata dal beato e unico Sovrano, il Re dei regnanti, il Signore dei signori, il solo che possiede l’immortalità e abita una luce inaccessibile, così che nessuno tra gli uomini l’ha mai veduto e non lo può vedere. A Lui onore e potenza per sempre. Amen». Questa è Liturgia. Questa è Liturgia, la vera Liturgia, la Liturgia della terra e del cielo. Non vi sono due Liturgie, ma una sola Liturgia: è Lui la Liturgia. E questa Celebrazione Liturgica non è che l’eco – non dico lontano, ma vicino – della Liturgia del cielo. Altissimo, onnipotente e buon Signore, a Te la lode e ogni benedizione. A noi il dovere di ringraziarti, di adorarti, «cum omni humilitate», con tutta umiltà. Altissimo, onnipotente, buon Signore, immortale – bello! – immortale, eterno, dal quale deriva la nostra immortalità, che è una specie, una partecipazione della sua eternità.

Inaccessibile. Qui l’Apostolo chiama il Signore: il beato e unico Sovrano, beato, il Re dei regnanti, il Signore dei signori, Colui che solo possiede l’immortalità. Tutto bello, bellissimo! Ma quando l’Apostolo dice del Signore: «Tu abiti una luce inaccessibile», questo mi piace soprattutto, quello che dice l’Apostolo. Abiti non ‘in una luce’: «Inhabitat – dice il testo latino – lucem inaccessibilem». Inhabitat, abita dentro. È Lui la luce! Dà Lui la luce! È Lui che dà luce, la sorgente della luce.

Inaccessibile. L’abisso che invoca un abisso. L’altezza sua che invoca la nostra umiltà, il nostro nulla… «Iste intellectus abyssus est», capire questo è un abisso, un abisso… Bisogna salire trepidanti «super aciem mentis», sulla punta della mente, dell’intelligenza. E soprattutto sulla punta infuocata, incandescente del cuore, perché la fede è amore. E se non è amore, non è fede.

Così, curvi, trepidanti, non premendo… non premendo: toccarlo appena, toccarlo appena… Non invadere la mensa: basta raccogliere le briciole, una briciola… basta.

È inaccessibile. E poiché è inaccessibile, io posso accedere vicino a Lui. Ho detto ancora: soltanto l’infinito può toccare l’infinito. Cercarti premendo e invadendo la Tua mensa è perderti, è perderti! Non perdere Te: è perdere se stessi. Cercarti.

Quando una voce forse con poco rispetto, arriva all’orecchio e al cuore e dice: «Dov’è il tuo Dio?» (Salmo 41), il Profeta che piange e dice: «Quanta tristezza in me, quando mi si rivolge questa domanda: “Dov’è il tuo Dio? Mostraci il tuo Dio!”. Ho incominciato a piangere giorno e notte». «Fuerunt mihi lacrimae meae die ac nocte». E il mio cuore si strugge! Allora ho mosso i miei passi e mi sono rivolto a Lui e l’ho cercato nel suo Santuario, nella sua Liturgia. So quanto è vero il mio incontro con Lui nella Celebrazione Liturgica. «Dov’è il tuo Dio?». Eccolo! Il mio Dio, il mio Dio, ciascuno di noi è Dio, per partecipazione di grazia, per un abisso di amore.

Inaccessibile. Ma che bello! Godo tanto che Tu sia inaccessibile, o Signore! Inaccessibile – bello! – immortale, il beato e unico Sovrano, il Re dei regnanti, il Principe, il Signore dei signori, possiede l’immortalità. Tu sei inaccessibile. Tu solo sei Dio! Tu solo sei Dio! O vasto mare! Mia unica pace e libertà, nella corrente e nel fiume che cercano di precipitarsi nel mare. O vasto mare! Mia unica pace e libertà! Senza nido, senza cercare dimora, l’aquila vola, trova il suo nido, nel sole. L’aquila… l’aquila? Se dico la Liturgia, se dico Lui, se dico noi con Lui, questa Liturgia è l’aquila nel sole, il sole della mia vita. Questa Liturgia Eucaristica è la mia vita nel sole.


Prima Lettura: Am 6,1a.4-7
Salmo: Sal 145
Seconda Lettura: 1Tim 6,11-16
Vangelo: Lc 16,19-31