Celebrazione Eucaristica della XXXII Domenica del Tempo Ordinario (8.11.1987)
«Il Buon Pastore vi ha introdotto nei suoi pascoli». È l’Antifona, il canto della Comunione Eucaristica. «Vi ha introdotto nei suoi pascoli». Quali pascoli? Erbe fresche, acque tranquille, fiumi dove scorrono latte e miele. La Liturgia è contemplazione. Vedo scorrere questi fiumi di latte e di miele. Invece di dire che il Signore ci ha introdotti nel luogo dei suoi pascoli, in questo recinto, posso dire: ci ha introdotti e ci ha chiamati a celebrare questa Pasqua. I pascoli del Signore sono la sua Pasqua. In latino, pascoli: pascua. In latino, Pasqua: Pascha. «Hoc Pascha, questa Pasqua che tanto ho desiderato di celebrare con voi». Si può dire che è dall’eternità che queste parole del Buon Pastore risuonano e palpitano nella Liturgia. Questa Pasqua che stiamo celebrando.
Il mistero, il dono della sua vita divina. Ci nutre della sua Carne e del suo Sangue. Il mistero che cerca il sacramento della nostra fame e della nostra sete. Nutriti del suo Corpo e del suo Sangue. Questa è la Pasqua, questo è il pascolo, il nutrimento offerto dal Pastore Divino.
La Pasqua che ci è offerta nel dono della sua Sapienza, del suo Verbo. È Pasqua la sua Sapienza e il suo Verbo. Oggi la Liturgia è un elogio della Divina Sapienza. E la Divina Sapienza è Lui, il Verbo, proclamato e offerto in cibo nell’Eucaristia.
Divina Sapienza! «Oh, altitudo! Oh, profundum!». Oh, profondità della Divina Sapienza! Avete sentito la Lectio Divina dal Libro dei Proverbi. La Sapienza è tutta luce e non viene mai meno. Ed è contemplata, come la state contemplando voi, da coloro che la amano, questa Sapienza. Previene sempre ogni nostro desiderio. E se tu ti alzi di buon mattino, la troverai seduta alla porta della tua casa. Passerai con lei tutta la giornata e riposerà con te e tu in lei per tutta la notte. Ti circonda come in uno stato d’assedio e ti previene e ti cerca – è lei stessa che ti cerca, se cerchi lei – e ti circonda di ogni benevolenza e dei favori della sua Provvidenza.
Signore, (l’avete cantato anche voi) ho sete di te! Ha sete di te la mia anima. Lo sai, o Signore, che penso a te anche nelle veglie notturne? E sono felicissimo quando sento che tu mi accogli e mi stringi e mi riposi con infinita tenerezza all’ombra delle tue ali.