Celebrazione Eucaristica della XXXIII settimana del Tempo Ordinario (17.11.1985)
«Io ho pensieri di pace». È l’accoglienza divina a questa Celebrazione. «Io ho pensieri di pace», dice il Signore. «Io sono la pace e ho un Figlio che è il Figlio della pace, il mio Unigenito, e tutti coloro che amano la pace, la beatitudine evangelica, saranno chiamati figli di Dio. E ho un vincolo di pace, che è il mio amore sostanziale: lo Spirito Santo, tutta pace». Il Padre è pace. Ha un Figlio Unigenito che è il Figlio della pace per eccellenza. E il vincolo della pace, che è lo Spirito Santo. «Vi ricondurrò da tutti i luoghi» – mi appoggio ai testi della Santa Messa della domenica trentatreesima durante l’anno – «Vi ricondurrò da tutti i luoghi dove siete in cattività, dove siete in schiavitù». È un lamento del profeta Geremia, che piange sulle afflizioni del popolo ebreo, disperso un po’ dappertutto. Dice il Signore: «Ricondurrò il mio popolo, lo libererò dal suo esilio, dalla sua cattività, dalla sua schiavitù. Lo riunirò tutto intorno a me». Quella schiavitù – alla lettera – quella schiavitù in cui giaceva così tribolato il popolo eletto. Ma c’è un’altra schiavitù: ci può essere una schiavitù morale, una schiavitù, in un certo senso, spirituale. Il Signore ci assicura che ci toglie tutte queste catene, questa schiavitù e ci ricondurrà vicino a sé, da ogni luogo dove ci potessimo trovare dispersi, per quanto lontani fossimo stati da Lui.
Il Salmo oggi suggerisce questa parola piena di speranza e di vita. È un Salmo, il Salmo quindicesimo, che è chiamato il «carmen vitae», il poema della vita, il cantico della vita ed è un Salmo messianico, eminentemente messianico. Il Profeta dice (e mette le parole sulle labbra di Gesù sepolto): «Caro mea requiescet in spe». La mia carne riposerà e riposa nella speranza e non permetterai che il tuo santo conosca la corruzione del sepolcro. Se potessi visitare tutte le tombe dei vostri cari, dei miei cari e incidervi queste parole divine, sulla tomba: «Hic caro mea requiescit in spe». Qui la mia carne riposa nella speranza e Tu non permetterai, o Signore, che il tuo santo – il nostro corpo santo – conosca la corruzione. Non dice corpo: dice carne. La sua carne. Quante volte ci siamo nutriti di questa carne. La mia carne, la tua carne. Il tuo corpo riposa qui nella speranza. Non è possibile che veda la corruzione.
Un’altra parola dell’altro Profeta che oggi ci fa udire la sua voce, il profeta Daniele, quando, concludendo, il suo testo dice: «I dotti, i saggi, i sapienti, coloro che hanno il sapore della tua fede e del tuo amore risplenderanno nel firmamento come stelle, per l’eternità». Riprenderò dopo, prima di terminare, queste parole. Può essere – ed è – una lezione divina di grande speranza e fiducia. Ci troviamo di fronte al dolore, di fronte a sciagure che ci fanno chiedere: ma Signore, sei il Creatore, sei Padre… Seppellita una città in poche ore, in pochi istanti, dove ci sono tante creature innocenti, bambini… Com’è possibile? Il dolore è un male! È un male! E l’autore del male, o perché lo vuole – intendete! – o perché lo permette (il male morale), da Te viene, che sei l’autore di ogni bene! Da Te viene, che sei il Bene! C’è una tenebra in Te… È chiamata dai mistici, dai mistici contemplativi la tenebra di Dio. È quel lato della sua luce che noi non comprendiamo. Non nelle tenebre, nella tenebra. La caligine di Dio, la tenebra di Dio: quel lato della Tua luce che noi non comprendiamo. E questa tenebra è chiamata la riserva di Dio, la riserva di Dio. Ha la sua riserva: nessuno può entrare là. Ha la sua riserva, la riserva di Dio, questa tenebra… Da questa tenebra scaturisce tutta quella luce che avvolgerà i tuoi eletti, i quali risplenderanno (ho letto prima nel testo di Daniele) come stelle nel firmamento. E il testo dice: «In perpetuas aeternitates». E vuol dire: i tuoi giusti risplenderanno nel firmamento come stelle, per l’eternità. Ma il Profeta dice «aeternitates», per le eternità. E il Profeta dice «in perpetuas aeternitates», che vuol dire: i tuoi giusti risplenderanno come stelle nelle eterne eternità, nelle eterne eternità.
Sì, sono queste le due ali possenti nelle quali spiegheremo liberissimo volo, dall’eternità all’infinito! Due ali possenti: dall’eternità all’infinito, nella sicurezza della tua pace, nella tenerezza e libertà del tuo amore. C’è qui – stiamo celebrando – una Divina Eucaristia, che è e ci offre il pegno, il prezzo e il tesoro di una garanzia assoluta.