Ho ascoltato il «Cantico», cercando di carpire la lode più segreta e più santa dello Sposo alla Sposa.
I due Cantori, perduti nell’estasi dell’amore, sono Gesù e la Chiesa.
Gesù nella Chiesa.
Gli occhi aperti vedono ben poco.
L’eterno e l’infinito non si toccano, non si afferrano con le mani.
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Il preludio è stupendo.
Assaporatelo, mentre osservate la Casa del Signore nella sua veste nuova: il decoroso soffitto e le dodici artistiche vetrate della navata maggiore.
È la fede, che palpita nell’arte.
Arte e fede, bellezza creata e bellezza divina, che si stringono fortemente la mano. Sostanza antica, arte autentica, in veste nuova.
Non eccessivamente nuova, però, nel rischio pericoloso di deformare le creature, orma, immagine e parola di Dio.
Che si debba mutare il volto d’un bambino, o i petali d’una margheritina, perché la natura è stanca di ripetersi?
È l’opprimente peso del vuoto e del vano.
E guai a dire, che certe costruzioni non sembrano adatte alla pietà liturgica e al raccoglimento!
La risposta viene secca e perentoria: Il progresso ha fatto giustizia!
Quale progresso, e quale giustizia?
Ogni tempo ha il proprio gusto.
Quale tempo, e quale gusto?
Sì, non in questo o quel tempio adorerai il tuo Dio, ma dappertutto, in ispirito e verità.
La fede era ardente nelle catacombe.
Può essere eroica nelle capanne delle Missioni.
Piango, mentre sto pensando alla Chiesa del silenzio.
Quando preghi, chiudi ermeticamente la cella: Ti vede il Padre.
Il Regno di Dio l’hai dentro di te.
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Ho voluto rendere ragione e venerazione alle prime parole: ABQUE EO, QUOD INTRINSECUS LATET.
Tu vedi ora un soffitto nuovo, e dodici nuove vetrate: è ben poco quello, che vedi: molto di più, quello che rimane nascosto.
Nascosto, in che modo?
Intrinsecus: al di dentro?
Che vuol dire: al di dentro?
Ora vuoi sapere troppo.
La gloria di quest’aula regale è «dentro». Ecco perché t’ho raccomandato più volte di CHIUDERE gli occhi, se vuoi vedere. Affacciati al balcone dell’eternità: oltre i tempi, oltre gli spazi.
Se la carità non ha dilatato il cuore, a che avrebbe giovato lo sforzo?
Se lo Spirito non scuotesse, non riempisse queste pietre?
Se non ti lascerai scuotere?
Se tu stesso non commuovessi queste pareti con la tua devozione, e non le facessi risuonare dei tuoi canti?
Qui mi prende l’affanno.
Un «Alleluia» agile e melodioso basterebbe a metterti in accordo perfetto con gli Angeli.
Basterebbe un «Amen» solenne e sincero, a rivelarti la bellezza e la pace della celeste Gerusalemme.
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Leviamo gli occhi alle Vetrate.
Ti metto sulle mani una specie di Guida mistico-artistica, senza testo.
Utili considerazioni le farai tu; ma cammina adagio, pregando.
V’è pur qualche cosa da vedere anche «AL DI FUORI»: Quasi una piccola Somma profetica dell’Incarnazione.
Ecco in ordine le Vetrate, a sinistra dalla porta maggiore:
I Vetrata: La divina Promessa del Messia.
La Vetrata non ha nome: al piede c’è l’iscrizione: Ineffabilis, e vuol dire l’Inesprimibile.
Sul cartiglio si legge: Inimicitias ponam inter te et mulierem (Gen 3,15): Porrò inimicizia tra te e la Donna.
In alto sulla Vetrata, la Stella della salvezza nel naufragio: Maria, la Madre del Redentore.
II Vetrata: Profeta Isaia.
Sul cartiglio: Ecce Virgo concipiet et pariet Filium, et vocabitur nomen ejus Emmanuel (Isaia 7,14): Ecco una Vergine concepirà e partorirà un Figlio, e sarà chiamato l’Emanuele.
III Vetrata: Profeta Daniele.
Sul cartiglio: Septuaginta hebdomades abbreviatae sunt, ut ungatur Sancuts Sanctorum (Daniele 9,24): Sono state fissate settanta settimane, prima che venga unto il Santo dei Santi.
IV Vetrata: Profeta Joele.
Sul cartiglio: In illa die stillabunt montes dulcedinem (Joele 3,18): In quel giorno i monti stilleranno dolcezza.
V Vetrata: Profeta Nahum.
Sul cartiglio: Ecce super montes pedes evangelizantis pacem (Nahum 1,15): Ecco sui monti, i piedi di Colui, che annuncia la buona novella.
VI Vetrata: Profeta Zaccaria.
Sul cartiglio: Ecce Rex tuus veniet tibi justus, salvator, pauper (Zaccaria 9,9): Ecco che viene a te il tuo Re, giusto, salvatore, povero.
Sei finestre a destra.
I Vetrata: Profeta David.
Sul cartiglio: Orietur in diebus ejus justitia, et abundantia pacis (Salmo 71,7): Spunterà nei giorni di Lui la giustizia e l’abbondanza della pace.
II Vetrata: Profeta Geremia.
Sul cartiglio: In diebus illis salvabitur Juda (Geremia 23,6): In quei giorni Giuda avrà salute.
III Vetrata: Profeta Osea.
Sul cartiglio: Ego quasi ros Israël germinabit sicut lilium (Osea 14,6): Io sarò come rugiada per Israele, ed Egli spunterà come giglio.
IV Vetrata: Profeta Michea.
Sul cartiglio: Egressio ejus ab initio, a diebus aeternitatis (Michea 5,2): La generazione di Lui è da principio, dai giorni dell’eternità.
V Vetrata: Profeta Aggeo.
Sul cartiglio: Veniet Desideratus cunctis gentibus, et implebo donum istam gloria (Aggeo 2,8): Verrà il Desiderato di tutte le genti, e colmerà di gloria questa casa.
VI Vetrata: Profeta Malachia.
Sul cartiglio: Veniet Dominator, quem vos quaeretis, et Angelus testamenti, quem vos vultis (Malachia 3,1): Verrà il Dominatore cercato da voi, e l’Angelo del Testamento da voi bramato.
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Ora sei vicino all’Altare e all’Eucarestia. Quello che hai veduto fin qui, è promessa, profezia, figura, simbolo, preparazione, attesa, ombra. Nell’Eucarestia santissima non è così.
Là, dietro un velo sottile, c’è Lui.
Forse nemmeno un velo, lacerato dalla sua vittoria definitiva, ci separa da Lui.
È tutto Luce.
È tutto Vita.
È da Lui, e per Lui lo zelo che ci strugge.
Tutto vive nel suo sacrificio e nella sua Presenza.
Nell’ordine, nel candore, nella devozione.
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Facciamo punto con il programma liturgico-musicale della Domenica 2 Luglio 1961, nella Visitazione di Maria, per l’inaugurazione dei lavori:
Ore 5.30 S. MESSA CANTATA […]
Ore 16.00 VESPERTINA ORATIO CORAM SANCTISSIMO […]
Ti piace questo stile?
Di sublime semplicità, di preghiera austera, di silenzio e di umilissima riconoscenza?
I nomi dei generosi e felici Benefattori sono ricamati tra le pieghe e le gemme d’un manto d’oro.
Ad essi, nella benedizione e predilezione di Dio, la più viva e commossa gratitudine di tutta la Comunità.
Così nascono le opere di Dio, crescono e prosperano: in un ostinato riserbo di povertà e di carità.
Don Luigi Bosio, Abque eo, quod intrinsecus latet, «Cittadella Cristiana», Agosto 1961, Anno XII, N. 135.