ECCLESIA CANTA

ECCLESIA CANTA

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   Vorrei che la mia Comunità fosse la Chiesa in canto.

  Che manifestasse questo carattere giulivo, specialmente nella Messa cantata domenicale. Ad una vita cristiana così informata, credo con tutto il cuore.

  Farei, invece, molte riserve, se dovessi misurare il grado di questa vita cristiana dalla semplice frequenza alla Messa domenicale, dalla folla della Notte Natalizia o del pomeriggio Pasquale.

   Non converrebbe nemmeno accennare all’entusiasmo delle cosiddette “sagre”, autentiche deformazioni o profanazioni dello spirito cristiano.

   Sentirete con la Chiesa se vivrete con lei; vivrete con Gesù, se vivete come Lui.

   La Liturgia non è che questo.

   Un grande impegno, veramente; divino, anzi, perché chi lo compie è Gesù stesso.

   “Nessuno va al Padre, se non per me”.

   Nell’eternità e per sempre. Nel del tempo, noi Gli prestiamo la voce ed il cuore; per questo, la nostra lode è perfetta.

   Ritorniamo, dunque, alla Fonte.

   Chi ha sete venga a Me.

*

   Una Comunità liturgica! Ecco il mio sogno d’amore, e lo rivivo continuamente con il santo entusiasmo delle primizie della mia vita sacerdotale.

   Le difficoltà non mi hanno mai disanimato.

   Tutto si prolunga nell’eternità. Il tempo non mi interessa, perché ne ho quasi smarrita la nozione.

  Se avessi bisogno d’essere incoraggiato nel mio cammino, non ho che da ascoltare la voce della Madre. Anche nella Settimana liturgica nazionale di Bologna del Settembre scorso, mi ha parlato con voce tenerissima.

   Essa desidera ardentemente una partecipazione più attiva dei fedeli ai Sacri Misteri; che si ritorni, con ogni mezzo possibile, alla Messa parrocchiale Cantata. Perché il canto è la vera voce dell’assemblea, e nulla vi è di più adatto a creare nella santa assemblea domenicale un clima austero e dolce di profonda religiosità e coesione fraterna; clima riposante e meditativo, e, nel tempo stesso, di virile decisione, che solo la melodia gregoriana, alternata dalla Schola e dall’intera Comunità presente, concorre a creare.

   La celebrazione durerà qualche minuto di più? È lungo ciò che non si capisce e perciò non si gusta; è breve, sempre, quello di cui ci si interessa e che ci diletta.

  Alla Messa, e specialmente alla Messa cantata, vi spetta una dignitosa funzione di protagonisti vivi e vibranti; siete una famiglia, la famiglia di Dio, e non una massa di manovra.

*

   Il voto principale della Settimana liturgica di Bologna, è soltanto in parte una consolante realtà della nostra vita liturgica parrocchiale. Dalla prima Domenica d’Avvento fino alla Pentecoste, la Comunità può gustare il frutto della Messa cantata.

   Soltanto in parte, abbiamo detto, perché rimane e persiste una zona sorda, e muta di conseguenza, di fronte alle cose più sacre e più belle.

   Non so quando si sveglierà dal suo torpore e riguadagnerà il tempo perduto!

   Intanto, con chi ci segue, noi dobbiamo camminare con rinnovato fervore, felici di aderire al desiderio della Chiesa, di unirci al coro degli Angeli, e quasi gareggiare con loro nel dare gloria a Dio.

   Il canto, come l’amore di cui è espressione, non stanca.

  Se dovessi riferirmi ad un episodio della mia vita sacerdotale, potrei dirvi ch’io non gradivo, nel giorno della Prima Messa solenne, l’augurio che la mia Messa fosse in seguito celebrata sempre con la stessa trepida devozione. Pensavo, fin d’allora, che ogni Messa doveva segnare una ripresa intensa di vita spirituale, perché accostava sempre di più al mistero della morte del Signore.

   Ora poi che questa Messa io la posso celebrare frequentemente in canto e nella purezza della melodia gregoriana, non vi so dire la mia gioia.

   Che sarebbe colma, se sentissi la Comunità ancor più vicina.

   Perché la S. Messa non è la liturgia mia, ma la liturgia della famiglia di Dio.

*

   Chiudo con la parola autorevole di S. Agostino. Conviene sapere ch’essa è tolta dal Libro delle Confessioni (IX. 4). Ecco il testo latino:

   “Quas tibi voces dabam in psalmis illis, et quomodo in te inflammabar ex eis, et accendebar eos recitare, si possem, toto orbe terrarum, adversus tiphum generis humani”.

   La traduzione a senso suona così: “Con quale voce cantavo i tuoi Salmi, o Signore! Ce la mettevo proprio tutta, e mi sentivo andare in fiamme d’amore per Te, mentre bruciavo dal desiderio di cantarli, se l’avessi potuto, in tutto il mondo, contro il tifo del genere umano”.

  Non so che cosa intendesse dire S. Agostino con quest’ultime parole: Contro il tifo del genere umano; lo posso però immaginare.

   Anch’io vorrei avere una voce fortissima per scuotere, se fosse possibile, con il mio canto, tutto il genere umano dallo stato di prostrazione e di fanatismo, in cui si trascina, stanco ormai di tutto.

 

 

Don Luigi Bosio, ECCLESIA CANTA, «Cittadella Cristiana», Novembre 1955, Anno VI, N. 66.