La Domenica 18 Settembre i carissimi fanciulli offriranno in omaggio all’Eucarestia, tra i frutti migliori della stagione, un po’ di frumento e d’uva.
È un gesto liturgico, che si potrebbe chiamare anche mistero, sacramento. Mistero, perché nasconde il profondo significato di un’intima partecipazione al Sacrificio della Messa; di adorazione e di ringraziamento a Gesù Eucaristico.
Sacramento, in un senso largo, perché questo gesto si tramuta per l’offerente in uno strumento di grazia e di santificazione.
La Comunità, nell’ammirare commossa la processione dei fanciulli all’Altare, cercherà di rendersi sempre più degna di queste celebrazioni.
Più tardi toccherà ai giovani l’onore di deporre sulla Mensa la testimonianza della loro gentilezza cristiana; poi verranno i capi famiglia, divorati dallo zelo per il decoro della Casa del Signore. Ne riparleremo nel prossimo Bollettino.
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Poiché compiendo questi riti noi ci troviamo nel cuore della liturgia, restando nell’argomento, mi lascerete trascrivere dal volume citato più sopra, una pagina, che vi farà certamente del bene. Forse i concetti, ivi espressi, li troverete un po’ elevati. Ma qui non si tratta d’intelligenza. Sono rivelazioni che il Padre fa ai pargoli.
* “Bisogna aver percepito (in istanti di privilegio) una Presenza dolce e tremenda; bisogna essere stati elevati nei turbini del divino e nelle brucianti inquietudini dell’eterno, per poter orientarsi nei labirinti di Dio. Nessuna acrobazia dello spirito e nessuna conoscenza dei canoni d’interpretazione storiografica può sostituire il toccato ed il vissuto in tale materia.
* La preoccupazione essenziale della liturgia, direi quasi la sua ossessione, è stata sempre quella d’imprimere il sacro su tutta la vita, creando intorno all’uomo quell’atmosfera, nella quale gli stessi sensi possono respirare ed assimilare il Sole Gesù Cristo.
* La Liturgia, sotto apparenti ed opprimenti immobilità, sotto infinite ripetizioni (che non sono tali se non per gli spiriti distratti), spinge l’uomo a capire, a salire, a fecondare, a donare, a unificare, a concordare il cuore con la mente e con le labbra, il gesto con la vita, la vita del singolo con la vita di tutti, la vita di tutti con la vita stessa di Dio.
* Dallo slancio integrale al divino (la liturgia non è che questo) ne è derivata una foga di creazione: le mani giunte hanno costruito di più e più solidamente, che le mani alzate e disumanate dei proletariati cozzanti contro le mura dell’ergastolo capitalista. Gli occhi velati dal pianto della penitenza hanno visto più chiaro, in sé e nel mondo, delle pupille arse dalla febbre dell’oro; i dorsi piegati sotto i venti dell’infinito hanno sentito la libertà e la dignità dell’uomo più di un mondo, che si prostra davanti a tutto, fuorché a Dio.
* Alla facilità, la liturgia oppone l’esigenza dello sforzo; essa esige un corpo affaticato per subordinarlo allo spirito. Nessun dettaglio di contegno è minimizzato, nessuna trascuratezza è ammessa.
Don Luigi Bosio, LA FESTA DEI TABERNACOLI, «Cittadella Cristiana», Settembre 1955, Anno VI, N. 64.