PER HUNC IN INVISIBILIUM AMOREM RAPIAMUR: PER TE, O VERBO FATTO CARNE, FA CHE SIAMO RAPITI DALL’AMORE DELLE COSE INVISIBILI

PER HUNC IN INVISIBILIUM AMOREM RAPIAMUR: PER TE, O VERBO FATTO CARNE, FA CHE SIAMO RAPITI DALL’AMORE DELLE COSE INVISIBILI

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    A Natale stillano dolcezza anche le dure montagne e dalle colline scendono fiumi di latte e miele; in noi e fuori di noi è tutto uno spirare di balsamo divino, e il tormento del gelo si muta in soavissimo tepore.

    Innalziamo un inno alla Liturgia; ne siamo, degni?

    Inoltriamoci con umiltà in quello, che è lo spirito della liturgia.

    Liturgia è sentire e vivere in noi la vita stessa di Gesù, nel cui nome facciamo salire al Padre una lode perfetta; compiamo un ufficio sacerdotale, lo stesso ufficio di Gesù eterno sacerdote, vivente ed operante in noi fin dal giorno del nostro innesto battesimale in Lui.

    Si tratta dunque della più pura e genuina pietà della Chiesa, che sente e vive in se stessa la vita di Gesù, suo Sposo Divino.

    Tutti i nostri sforzi sono diretti al centro della liturgia; questo centro è la S. Messa, o meglio: per noi Sacerdoti è la celebrazione devotissima della Messa e per i fedeli la partecipazione attiva alla stessa.

    Dire Liturgia e dire Sacrificio della Messa è lo stesso; tanto è vero che un giorno (il Venerdì santo) nel quale non  si celebra la Messa si dice “aliturgico” cioè senza liturgia; i giorni (Morti e Natale) nei quali si possono celebrare più SS. Messe, si dicono “poliliturgici” cioè giorni di più liturgie.

    Se liturgia vuol dire glorificare il Signore come lo merita, come potremo arrivare a tanto? Gesù vi ha provveduto per noi con l’Incarnazione e con la Redenzione; la S. Messa non è che la rinnovazione di questi misteri. Rinnovazione mistica si intende, non occorrendo più che Gesù muoia, essendo bastato un unico sacrificio per consumarci tutti, per sempre nella santità.

    Nella primitiva tradizione liturgica tutti gli elementi, che formavano il culto ufficiale della Chiesa (Sacramenti, preghiera pubblica, l’anno con le sue stagioni, le benedizioni) erano riuniti intorno al Sacrificio. La stessa arte sacra, architettonica e decorativa aveva una spiccata tendenza a convergere le sue linee e le sue rappresentazioni verso il luogo del sacrificio, l’Altare.

    Si potrebbe anche aggiungere che tutto l’anno liturgico si muove intorno al Sole, alla Messa Pasquale. Sarebbe troppo però dover attendere un anno prima di trovarci riuniti intorno all’altare; una Pasqua settimanale ci viene in soccorso, la Domenica cioè, con l’obbligo grave, fatto ai fedeli di parteciparvi.

 

 

Don Luigi Bosio, Per Hunc in invisibilium amorem rapiamur: per Te, o VERBO fatto carne, fa che siamo rapiti dall’amore delle cose invisibili, «Parrocchia della Natività», Dicembre 1950, Anno I, N. 7.