«Video me ad multitudinem loqui: sed quia umum sumus in Christo, tamquam in secreto consilium capiamus. Nullus nos audit extraneus; unum sumus, quia in Unum sumus».
«Vedo, con gioia, che parlo ad una moltitudine.
Ad un’Assemblea, che si trova in uno stato sacramentale».
Le parole di Agostino sono luminosissime: Non siamo una moltitudine; ma tutti, uno solo in Cristo.
È per questo, che possiamo segretamente confidarci le cose più sante.
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TANQUAM IN SECRETO CONSILIUM CAPIAMUS.
Possiamo prendere consiglio segretamente sulle cose più sante.
Qui non vi sono estranei, che possano violare i nostri segreti; in mezzo a noi nessuna divisione.
Unum sumus!
La grande ragione?
Non la grande ragione, ma il grande sacramento, il grande mistero: In Unum sumus: Siamo uno in Lui.
Per questo ho detto, che siete un’Assemblea in stato sacramentale.
Nella pienezza del suo mistico sacerdozio.
Fratelli carissimi: Questo è il mio e vostro sacrificio.
Questo è il mio e vostro sacerdozio.
Qui sta il mio e vostro sacerdozio.
Preghiamo, perché il Signore ci adoperi quali strumenti di grazia per la sua Chiesa santa. Siamo proprio nel cuore, nel punto d’oro della Liturgia.
Il mio sacerdozio è nato qui; qui deve crescere e consumarsi.
Anche il vostro sacerdozio è nato qui; qui vive e si consuma.
Se m’è stato detto, in un Corso d’Esercizi Spirituali, ch’io sono un condannato alla santità forzata, altrettanto si può dire di voi. Le parole – condannato – e – santità forzata – si prendano nel senso d’un imperativo d’amore talmente forte, al quale non posso sottrarmi, nemmeno a costo della morte.
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TANQUAM IN SECRETO CONSILIUM CAPIAMUS.
Ritorniamo al nostro segreto.
Al nostro consiglio segreto.
All’ombra delle ali dell’Angelo del Grande Consiglio.
Alla Scuola d’altissimo silenzio, qual è la divina Liturgia.
Ascoltate ancora il grande Agostino, in un commento al Versetto dell’Apostolo:
In Illo sunt omnes thesauri sapientiae et scientiae asconditi (Col. 2,3). […]
Nella celebrazione liturgica il mondo deve scomparire.
Deve apparire solo il nostro nulla. Perché apparisca Lui solo!
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DELLA FRATERNA CARITÀ.
Questo è il mio Comandamento; Amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi.
(Comm. di S. Ag. nel Vang. di S. Giov.) […]
Una brevissima spiegazione:
«IL MIO COMANDAMENTO»: perché?
L’amore è tutto: rinuncia a tutto: purezza estatica: somma povertà: pace perfetta.
Come se Gesù dicesse: Vi ho dato solo amore: vi domando solo amore.
E gli altri comandamenti? Ve li ho quasi dettati con pena infinita: perché Io sono solo Amore.
«AMATEVI, COME IO HO AMATO VOI».
È mai possibile questo?
Dottrina trasparente, gaudio vissuto, se ci amiamo in Te.
Nel mistero della Grazia.
Nell’alimento divino dell’Eucarestia.
«Ubi Corpus Christi Eucharisticum, ibi Corpus misticum». Id est: Unus Panis, unum Corpus.
Là, dov’è il Corpo Eucaristico di Gesù, è anche il Corpo mistico.
Cioè: un solo Pane, un solo Corpo.
«L’AMORE È LA PIENEZZA DELLA LEGGE».
Stavo quasi scrivendo: L’amore è la purezza della legge.
Cioè: ogni legge ha forza, se trabocca di amore.
Ha la sua ragione d’essere, se dettata con amore, ed osservata con amore.
Ogni legge dev’essere piena d’amore: nella promessa e nella minaccia; nel premio e nel castigo.
Il Paradiso è vita nella pienezza della Legge, nella consumazione della Legge, che è l’amore: il Regno dell’Amore.
L’Inferno è morte nella distruzione d’ogni legge e di ogni ordine: il regno dell’odio: quasi l’incarnazione eterna dell’odio.
L’Amore è l’avanzata di Dio.
Il peccato mortale: un’avanzata di Satana.
CHI AMA IL PROSSIMO AMA DIO.
Perché il prossimo è creatura dell’amore di Dio.
In quale misura? Come se stesso.
E, chi non ama se stesso?
Se tu vivi in peccato, non ami né il prossimo, né il Signore; perché il peccato è la distruzione dell’amore.
Ti separa dalla Fonte dell’Amore: da Dio.
E il prossimo non lo puoi amare, che in Lui.
«Chi ama il peccato odia se stesso, odia la sua anima».
Avrai un cuore duro come il bronzo; farai dello strepito, assordando come un cembalo.
Sarai inutile a tutto: un niente!
Ance se tu possedessi il mondo, ed offrissi per il prossimo il sacrificio della tua vita.
NELLA PASSIONE DI CRISTO […].
Don Luigi Bosio, Feria V in Cena Domini – Giovedì Santo: nella Cena del Signore – 15 Aprile 1965, «Jerusalem Nova», Marzo – Aprile 1965, Anno XVI, N. 9 (170).