Ecco viene il Sognatore! Per capire queste parole bisognerebbe raccontare la storia di Giuseppe Ebreo. I fratelli, con ironia e per invidia, lo chiamavano “il sognatore”, mentre i sogni di Giuseppe erano rivelazioni di Dio, compiutesi alla lettera, nonostante la minaccia di morte, la schiavitù e la prigione.
Ho anch’io i miei sogni. Bei sogni, che danno un’intonazione ideale al mio Sacerdozio, con una pace inalterabile in mezzo alle più dure difficoltà. Ed ormai ho delle sicure garanzie, che nessuna cosa varrà ad impedire la realizzazione dei miei sogni. Non parlo dei segreti, che si svolgono nella profondità delle Anime; segreti, che solo il Signore potrà svelare, e li svelerà. Gli occhi vedono e le mani possono toccare una chiesa, ch’è sorta quando appariva una follia più che un sogno; poi è venuta una casa per i Sacerdoti; è sceso dal cielo un Ciborio e sta per scendere il Battistero… e ancora altre tante cose belle io sogno per la casa del Signore,
Che cosa gioveranno i miei sogni?
Non ho posto la mia fiducia negli uomini, ma in Dio. Scopo del mio santo Ministero non è d’essere ideatore di opere, che possono crearmi un nome e accarezzare la mia ambizione. Io mi spingo nella realtà di una comunità cristiana, vivente nello Spirito Santo; strettamente unita ai suoi Sacerdoti, in un’intimità soprannaturale come di tanti figli uniti al Padre; come di molti fratelli, dai cuori aperti all’esercizio generoso della carità.
La costruzione di una chiesa ci ha preoccupato solo perchè essa è l’immagine dell’edificio vivo del Corpo di Cristo, che viene veramente dal Cielo.
Perché un Ciborio così fastoso? Se non perché si sentisse che l’Altare, glorificato dal Ciborio, è il centro d’attrazione di tutta la vita spirituale e il compimento del nostro servizio liturgico?
Che mi servirà, domani, un Battistero rilucente di marmi, se ho dimenticato le mie promesse battesimali? Se vivo portando solo i brandelli della mia veste candida? Se la mia lucerna è spenta? Se non sento Gesù vivere in me?
Che cosa gioveranno i miei sogni?
Io dico che non sono sogni! Non ho posto la mia fiducia negli uomini, sebbene proprio di essi voglia servirsi il Signore, facendomi incontrare, nella mia vita di sognatore, dei cuori d’oro e delle graziosissime mani negli ambasciatori della Sua Provvidenza.
Che cosa gioveranno i miei sogni?
Se non mi giovassero, vano sarebbe il mio Sacerdozio e il Sacerdozio stesso di Gesù.
Don Luigi Bosio, ECCE SOMNIATOR VENIT, «Cittadella Cristiana», Aprile 1951, Anno II, N. 11.