L’EPISTOLA GAUDIOSA

L’EPISTOLA GAUDIOSA

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   La lettera di S. Paolo ai Filippesi si può definire “1’Epistola gaudiosa”.

   Noi la possiamo considerare come la “Magna charta” del “Gaudete”.

  Come lo statuto, il documento base, il complesso delle leggi, che regolano la vita e l’attività del nostro Patronato parrocchiale.

   “Gaudete” è un motto ed un programma; un grido di guerra ed un inno di vittoria.

   Vuol dire: Godete come è lecito godere, come soltanto è possibile godere. Godete, cioè nel Signore, come premio alle fatiche ed alle sofferenze. Sembra di udire l’eco delle parole di Gesù: Siete affaticati, siete addolorati? Io vi darò ristoro e riposo. Venite a me.

 

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   Almeno dieci volte l’Apostolo parla di gaudio nella sua lettera. Verso la fine troveremo il testo classico, che ci ha suggerito la definizione e che indica tutto lo scopo del Patronato.

   Considerate che egli scrive la lettera da Roma, mentre si trova in carcere con le catene ai polsi. Non scrive dunque, pur dando un tono di gaudio a tutta la lettera, da un luogo di villeggiatura, o da un sontuoso palazzo, circondato da tutte le comodità. Converrà tenerlo ben presente.

 

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   Riferiamo ora i versetti, che ci interessano, facendo seguire, dov’è opportuno, un po’ di commento.

   Nel Cap. 1. 3. 7. “Quando mi ricordo di voi, ringrazio il mio Dio; e mi ricordo sempre di tutti voi con gaudio, in tutte le mie orazioni e suppliche, per la vostra partecipazione al Vangelo di Cristo, dal primo giorno in cui l’avete ricevuto fino ad oggi. E ho fiducia, che Colui che ha incominciato in voi quest’opera così buona, la perfezionerà fino al giorno della venuta di Gesù Cristo. Sento che dev’essere proprio così per ciascuno di voi, perché vi porto tutti nel cuore e nelle mie catene, nella difesa e nella diffusione del Vangelo. Voglio che tutti abbiate da godere, quanto io godo”.

   I motivi e le fonti del gaudio vi sono, dunque, chiaramente indicati:

   Vangelo e gaudio.

   Catene e gaudio.

   Con una parola, forse un po’ difficile, si direbbe che sono termini correlativi. E cioè: tanto Vangelo vissuto e tante catene, baciate per amore di Gesù Cristo e altrettanto gaudio, od anche di più.

   Al versetto 18: “Purché in qualsiasi modo Cristo sia annunciato, sia fatto conoscere, ne godo e ne godrò sempre di più”.

   Nei versetti 23. 25: “Sono angosciato e come sospeso tra due cose: dal desiderio di morire per essere con Cristo, e questo sarebbe molto meglio; dal desiderio di restare ancora nel corpo, non per me, ma giudicandolo necessario per voi. E credo ch’io rimarrò per essere vicino a tutti voi, per vostro profitto e per il gaudio della vostra fede”.

   Nel cap. 2 al v. 2: “Implete gaudium meum, ut idem sapiatis”.

   Ricolmate il mio gaudio, vivendo concordi nella carità.

   Ai versetti 17. 18: Se sarò immolato in sacrificio e cadessi vittima per la vostra fede, godo e me ne congratulo con tutti voi.

   Godete anche voi e congratulatevi con me.

   Nel cap. 3. v. 1.: “Fratelli miei godete nel Signore”.

   Nel cap. 4. v. 1.: “O carissimi, siete voi il mio gaudio e la mia corona. Tenetevi saldi nel Signore”.

   Dal v. 4 al 10, il testo classico dello Statuto del “Gaudete”.

   Speriamo di potervelo presentare questo testo, scolpito su una tavola di pietra, nell’atrio d’ingresso al salone parrocchiale.

   “Godete nel Signore: lo dico per la seconda volta, godete. La vostra modestia sia nota a tutti gli uomini: il Signore è vicino. Non vi affannate per niente: ma in ogni cosa siano manifestate a Dio le vostre richieste per mezzo dell’orazione e delle suppliche, unite al rendimento di grazie. E la pace di Dio, la quale sorpassa ogni intendimento, sia guardia dei vostri cuori e delle vostre menti, in Cristo Gesù.

 

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   Altro che cristianesimo simpatico!

   Sono sempre tormentato dalle mie idee fisse.

   Temo d’averne fatto una malattia.

   Speravo che il Vangelo mi indicasse il luogo, dove curarla efficacemente.

   Paolo, come avete sentito, non l’ha trovato questo luogo di cura.

   Nemmeno Pietro, molto esplicito, quando ci indica dove sta di casa il “Communicantes Christi passionibus, gaudete”. (L Pt. 4. 13).

   Troverete il “Gaudete” nella Passione di Cristo.

   Dire, che il contagio viene proprio dal Vangelo!

   “Cum maledixerint vobis homines, Gaudete”!

   È l’ottava, cioè la somma ed il compendio di tutte le beatitudini.

 

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   Perciò, non si tratta di idee fisse, ma di idee chiare.

   Pregate: Perché nessuno me le cavi dalla mente.

   Perché non mi adatti a modi di vedere, di pensare e di vivere, che non piacciono al Signore.

   Perché non accetti compromessi e non ceda ad intimidazioni.

   Perché non perda tempo e non lo faccia perdere a nessuno.

 

 

Don Luigi Bosio, L’EPISTOLA GAUDIOSA, «Cittadella Cristiana», Agosto 1955, Anno VI, N. 63.