RITORNO A PASQUA

RITORNO A PASQUA

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   Devo ricordare la Notte o il giorno di Pasqua?

   Lasciatemi parlare specialmente della Notte.

   Non moltissimi i fedeli presenti, anche se in numero maggiore della veglia pasquale 1954.

   In compenso ai vuoti lasciati dagli assenti, una devozione intensa in tutti.

   Tutti, o quasi, avevano il cereo e il rituale.

   C’eran dei novellini alla celebrazione. Fosse stato anche uno solo, noi la consideriamo una grande conquista. Siamo certi che ritornerà, e non più solo.

  Non ci auguriamo, ancora, di vedere nella Notte del grande mistero, tutta la folla che gremiva la chiesa parrocchiale nel pomeriggio pasquale.

   Perché?

   La gemma preziosissima potrebbe cadere inutilmente nel fango.

  *  Dal fascino della Notte beata passiamo alla visita dei fanciulli al Battistero con la rinnovazione delle loro Promesse battesimali.

   I piccoli, entrati in Cappella, si sono accostati al sacro Fonte, l’hanno baciato, abbracciandolo con le candide manine.

   Sembrava che bevessero a lunghi sorsi la profusione dello Spirito.

   Perché ho detto: sembrava? Non bevevano realmente?

   Perché introdurli ed accostarli inutilmente, assetati d’innocenza, ad una sorgente disseccata o ad una cisterna screpolata?

   *  Un altro aspetto molto suggestivo delle celebrazioni pasquali: la visita quotidiana al Battistero, nelle sere dell’Ottava.

   Sembra ch’io vada in cerca delle cose minori.

   Se intendete: meno appariscenti, ve lo concedo. Ma se le giudicate quasi di minore importanza e meno efficaci, sareste in un grave errore di valutazione.

  Cercate le cose semplici e non dimenticale che il cammino alla felicità è così tracciato, dalle orme stesse dei Modelli divini della santità, Gesù e Maria: dall’interiore all’esteriore, dallo spirituale al materiale; dal dovere al sano piacere, dalla sofferenza al gaudio, dal silenzio all’azione.

   Ritorniamo accanto al Battistero. Quest’anno vi siamo scesi con alcune decine di fedeli in più, rispetto agli anni precedenti.

   Ma siamo appena agli inizi.

 

*      *      *

 

   Ed ora un “grazie” ai miei Collaboratori di redazione.

   Questa “Cittadella” è un caposaldo di pietre vive. Avrei piacere, ne ho forse bisogno, che manifestaste la vostra vitalità anche scrivendo sul Bollettino; così lo sentirete maggiormente vostro.

   Pubblico uno scritto sta Cereo; un altro, riguarda la festa campestre delle Acli e lo riferiremo più sotto.

   Ecco “Il pianto del Cereo”.

  Ho visto il Cereo piangere nella Notte più sacra dell’anno; quella che sola ha assistito al momento preciso e beato della Risurrezione del Salvatore.

   Creatura insensibile, rivestita del simbolo di Cristo Gesù, s’è commossa non appena ricevette la vita, attraverso la fiammella.

   Consumandosi in olocausto piangeva e gemeva.

   Avvicinandomi, ho riconosciuto in lui il mio Signore e gli ho domandato: Perché piangi? Perché le tue lagrime, bagnando la tua candida veste, non scompaiono, ma, sciogliendosi, rimangono visibili?

  Ho sentito una risposta forte, come il grido di un vincitore: Piango di dolore e di gioia. Dal mio posto d’onore, qui in presbitero, guardo le creature, che più di tutte dovrebbero amare Colui ch’io rappresento, il mio e loro Creatore. Quelle creature, che da Lui furono arricchite d’intelligenza, perché conoscessero ed amassero Lui solo. Esse nemmeno si accorgono di me, quasi fossi uno straniero! Oh! se mi guardassero con sentimento di pietà, ricorderebbero quella fede, che hanno promesso nel Battesimo; quella carità, che dovrebbe consumarli, come io sono consumato dalla mia fiammella.  Perciò, nel mio solenne silenzio, piango.

  Ma, come tu vedi, io sussulto anche di gioia e lagrime abbondanti di consolazione rigano la mia veste. Io sono la luce di Cristo, Cristo-Luce. Sono qui, testimone al mondo della Risurrezione.

   Mi chiedi ancora perché le mie lagrime non si sciolgono.

   Vedi: tutte lagrime sono raccolte e racchiuse nei tesori della misericordia di Dio; quelle del dolore, per placarne la giustizia; quelle della gioia, perché ne esultino di gaudio gli Eletti.

   Feci ancora un passo. Accostai il mio orecchio al Cereo: mi sembrava che avesse un cuore e palpitasse. Lo accarezzai. Ne raccolsi una lagrima, e stringendola gelosamente nella mia mano, la portai a casa, preziosa come un piccolo sacramentale”.

 

 

Don Luigi Bosio, RITORNO A PASQUA, «Cittadella Cristiana», Giugno 1955, Anno VI, N. 61.