Beati mundo corde, quoniam ipsi Deum videbunt.
Sono otto le beatitudini, le promesse d’una divina felicità, proclamate nel Vangelo.
Ma ciascuna beatitudine si regge da sè: può stare e bastare da sola: può, cioè, riempire di vera felicità, chi la possiede.
Vi annuncio, come sempre nella Liturgia, cose meravigliose: le meraviglie di Dio! Vi offro in dono le delizie degli Angeli.
«Vos considerate potius dantem Dominum, quam ministrum distribuentem.
È Lui, che dona; io, tremante, non faccio che distribuire.
Beati qui audierunt loquentem in carne Sapientiam:
beati qui Verbi Dei verba, quae ab ejus ore processerunt, audierunt» (Bern.).
Beati coloro che hanno udito il Verbo: beati anche coloro, che odono le parole del Verbo.
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La nostra preghiera ai Santi, a tutti i Santi, nostri intercessori:
«Obsecro vos per matrem caritatem: securi estis de vobis, solliciti estote de nobis» (Aug.).
O voi, che siete così vicini alla “Carità madre”, alla Sorgente dell’Amore: voi che ormai siete al sicuro, prendetevi cura sollecita di noi.
«Vos portae pulcherrimae, quae in magnam surrexistis altitudinem: adjuvate nos vile pavimentum, longe inferius jacens» (Aug.).
Voi, porte bellissime, ingressi trionfali al Cielo: guardate a noi, che formiamo appena il pavimento dell’eterna Città: oh quanto in basso, quanto lontani da voi!
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Una sola “Beatitudine” basta a riempirci di felicità santa: a darci una nostalgia infinita di Paradiso.
Vi metto nelle orecchie e nel cuore, nell’anima e nel corpo, lo splendore della sesta beatitudine:
«Beati i puri di cuore perché vedranno Dio».
Gustala, e ti sentirai i piedi sollevarsi da terra.
Tutto ti parlerà di Dio: dal tempio santo, che sei tu stesso, all’universo intero.
«Spiritus Domini replevit orbem terrarum…»: Testimone lo Spirito del Signore, che ha riempito d’amore cielo e terra.
Se tu sei puro, di cuore e di corpo – non puoi, infatti, essere puro di corpo, se non lo sei di cuore, “si spezza il velo del tempio“, crolla la parete della materia: vedrai Dio!
Se tu sei puro, tutto sarà puro per te.
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Che volete, dunque, da me?
Materia, o spirito?
Discussioni, o fede?
Contestazioni, o umiltà.
Discorsi inutili, o preghiere?
Tamburi e chitarre, o silenzio?
Tumulto, o pace?
Divertimenti a non finire, o la Liturgia, nel sommo decoro e raccoglimento della Casa del Signore?
Il benessere del tempo, o l’eterno Bene?
Come comprendere…? Chi può vedere?
Beati i puri di cuore.
Forse ho ricevuto, molto indegnamente, un deposito di grazia, una indelebile unzione sacerdotale, per svuotarle nelle vanità terrene?
Sono forse io, che devo scendere a livello del mondo, o non è il mondo, che deve salire alle altezze sublimi della mia grazia sacerdotale?
Sono forse io, che ho bisogno del mondo, pur costretto a vivere nel mondo: o non piuttosto il mondo, che ha bisogno non di me, ma di Dio?
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Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio?
Beatitudine plenaria!
Chi è puro di cuore, è ricchissimo di spirito,
è mitissimo d’anima
è felicissimo nel pianto
dà corpo, incarnazione alla santità
è mano umilissima, aperta ad ogni necessità
è nell’ordine della pace, o nella pace dell’ordine
è invulnerabile nel dolore.
«Vita totius elegantiae et dignitatis plenissima!» (Aug. Sol. libro I e XIV).
Oh! vita elegantissima e dignitosissima!
Alla maniera di Dio.
Nella statura della grandezza di Cristo.
Sia benedetto il Signore, in ogni luogo, in ogni tempo:
perché ha usato verso di noi la sua misericordia.
Don Luigi Bosio, In festo Omnium Sanctorum – 1969 – Celebrazione mattutina: S. Messa Parrocchiale, Ore 6, «Jerusalem Nova», Ottobre – Novembre 1969, Anno XX, N. 34 (195).