(FESTA DELLA GENTILEZZA E FIERA DEL LIBRO)
Nel dolce clima della gentilezza, trattiamo di altre piccole cose, nelle quali sia veramente nascosto il segreto della santità.
“Se vuoi costruire una grande fabbrica, pensa prima all’umile fondamento” (S. Ag.).
“Voglio parlarvi della buona educazione nella casa di Dio, in quell’amorevole casa che per ciascuno dev’essere la propria chiesa parrocchiale. Anche essa ha le sue leggi e, al pari di un salotto, potrebbe avere un suo codice.
Le famiglie borghesi si preoccupano di dare un’educazione “come si deve” ai propri figli, e anche nelle fabbriche e nelle officine vigono dei princìpi per cui alcune cose si fanno ed altre no. Ma in chiesa?
Primo segno della buona educazione è quello della puntualità. Quando siamo invitati a pranzo e ci capita di far tardi, noi ci scusiamo: le buone creanze esigono che ci presentiamo almeno cinque minuti prima. Perché non dovremmo fare altrettanto al sacro Banchetto della Messa?
Quando arrivate, non fate come se non conosceste il padrone di casa o ne aveste paura: fatevi avanti, fino alla prime file, perché si dica che siete contenti d’unirvi con gli altri, di partecipare anche voi all’assemblea.
Quando volete prender posto in una fila, non fermatevi al principio: bastano appena venti persone che impediscano alle altre di entrare, per occupare tutta la chiesa e una volta che hanno avuto inizio le funzioni, siate abbastanza educati da fare quel che fanno gli altri, unendovi alla conversazione generale con Dio. Se pregano o cantano insieme a voce alta, pregate e cantate anche voi con tutto il cuore.
Non sprofondate l’attenzione ed il naso nella lettura del vostro messalino di lusso! Vi salterebbe in mente, quando siete invitati a pranzo o a un banchetto, di tener gli occhi appiccicati sul giornale? Vi darebbero dello screanzato! Davanti a Dio, agli occhi dei vostri fratelli, così facendo lo siete altrettanto.
E avete mai pensato quanto siete villani, sia nei riguardi di Dio che del sacerdote, quando ve ne andate prima che la Messa sia terminala ed il celebrante sia rientrato in sacrestia? Non potreste dimostrar meglio che vi annoiate in loro compagnia, e non vedete l’ora che arrivi la fine!
Studiatevi d’essere ancora più gentili, prestando un libro di preghiere al vostro vicino, se l’ha dimenticato, indicandogli il numero della pagina se non l’ha inteso, e quando il sacerdote è sul pulpito guardatelo bene in viso senza tenere gli occhi pudicamente abbassati.
Cercate di dimostrargli che le sue parole producono qualche effetto su voi: sorridete, rattristatevi, non rimanete insomma indifferenti come quel brav’uomo che assisteva un giorno a una predica, e, mentre tutti gli altri uditori piangevano, lui solo rimaneva impassibile scusandosi col dire che non faceva parte di quella parrocchia!
E quando uscite di chiesa, aspettate i vostri vicini per far quattro passi conversando con loro. Che almeno quelli del vostro rione s’accorgano che siete tutti fratelli in Cristo, membri tutti di un’unica comunità!
Piccole cose e per di più risaputissime, diranno i soliti farisei. Sì, piccole cose, ma inconfutabili testimonianze d’una comunità parrocchiale che si conosce e si ama”.
GEORGE MICHONNEAU
Don Luigi Bosio, PICCOLE COSE, «Cittadella Cristiana», Ottobre 1954, Anno V, N. 53.