Lascia, O Signore, ch’io scenda fra le cose del Tuo armonioso Creato, con le mani congiunte, in atto di chi guarda e adora.
Se mi alzo in punta di piedi, vedo scritto in un canto del Cielo il Tuo Nome; il nome del Pittore sotto il suo quadro immenso.
È questa veramente la “Domenica in albis”, se ogni cosa è vestita di bianco come nell’antichissimo rito cristiano.
Un giorno è questo, che Tu hai fatto, o Signore; e mai così bene ho capito come dalla notte che è tanto nera possa uscire il giorno che è tanto bianco.
Né ho mai visto l’acqua così trepida scorrere e viva, come creatura cui prema lavare i peccati del mondo.
Non sei Tu, o Signore, che m’hai asperso con l’issopo e m’hai mondato, m’hai toccato con la tua grazia e m’hai purificato?
Non a Te mi son presentato stamane con la fronte segnata dai sette P del viandante, che pecca sette volte al giorno?
Certo Tu non mancavi in quel tribunale silenzioso, dove un uomo come me, ma in quel momento tuo Angelo, ha ricevuto l’accusa d’ogni mia debolezza.
E so che a un certo punto ho sentito sussurrarmi parole beate, come sulla cornice di un dolce purgatorio.
Ho sentito: Beati i casti e i mondi di cuore, perché fin dalla terra potranno vedere il Signore.
(E quasi un colpo d’ala – il colpo d’ala d’un Angelo? – m’ha cancellato il primo dei sette P dalla fronte).
Ho sentito: Beati i miti e i mansueti, perché avranno da Dio il dono di essere lieti.
(E il cuor mi si scioglieva, ammollito da non so che rugiada, quasi un nodo maligno, quasi una sorda rancura).
Sette beatitudini ho sentito cantarmi sul capo, e sette colpi d’ala levarmi ogni peso e lordura.
Lascia dunque, o Signore, ch’io scenda fra le cose del tuo armonioso Creato, con le braccia distese, in atto di chi guarda e ringrazia.
Tutto io mi specchio nel Cielo che è liquido e terso; e la vita mi appare un conversare ininterrotto con DIO.
Ch’io spicchi il volo dal suolo come allodola nuova che spazia non sazia, e lesta sale per le sue favolose scale fin su Paradiso ov’è tutt’una festa e un riso e una gloria di canto al Padre al Figlio e allo Spirito Santo.
(C. ANGELINI)
Don Luigi Bosio, PASQUA: DOMENICA IN ALBIS, «Cittadella Cristiana», Aprile 1955, Anno VI, N. 59.