LA MIA PASQUA

LA MIA PASQUA

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   Non farò alla Madre mia il grande torto di dimenticarmi di lei nei giorni della Sua desolazione, nel lutto e nella solitudine del sacro Triduo, che precede la Pasqua. Come nessuno potrà trattenermi dallo starLe vicino nella Notte della grande Veglia.

   Ascolta la mia preghiera, o Signore:

   Fammi comprendere quella Notte!

   Ch’io Ti veda Risorto.

   Ch’io mi senta risorto in Te.

   Ch’io Ti senta risorto in me.

   Svelami il mistero del Fuoco: “dammi fiamme di celesti desideri; purificami e conducimi alla festa dell’eterna chiarezza”.

   Il mistero della luce: “Lumen Christi: Deo Gratias!”. “Questa Luce è Cristo: Grazie, o Dio!”.

  Il mistero della grazia: “Conserva in nova progenie adoptionis Spiritum, quem dedisti”. Conserva nella nuova progenie lo Spirito di adozione, che le hai dato.

   Ch’io sia sincero nella rinnovazione delle promesse battesimali.

   Ch’io canti, a voce spiegata, il “Gloria” della Messa e il triplice Alleluia.

   Ch’io ritorni, nelle sere dell’Ottava, a visitare il mio magnifico Battistero; ad aggrapparmi ai cancelli; ad abbracciare il Fonte; a ripetere le mie Promesse, a cantare con la sete della cerva…

   Eccomi finalmente sulle rive della Terra promessa, dopo una lunga traversata nell’arido deserto e sulle onde minacciose del Mar Rosso. A stento ho potuto salvare soltanto la mia vita…

   Ho dovuto alleggerire la mia anima con l’ala della preghiera, il mio corpo con le macerazioni del digiuno, il mio egoismo con l’esercizio della carità.

   Ora sono veramente felice!

  Capisco perché la Chiesa, nella sua letizia, non sappia dirmi una parola, senza aggiungervi un Alleluia; perché vuol ch’io preghi e canti stando eretto come un vincitore.

   Rimpiango quasi la Quaresima.

   Se l’avessi compresa e santificata meglio, credo che ora non potrei contenere la mia gioia.

  La rimpiango, anche se ho sofferto per la mestizia dei canti, per l’austerità dell’Altare, per la durezza del mondo, per la freddezza dei cuori, per il lamento della Chiesa, per i rimproveri di Gesù, per il mistero della Croce, che, come una spada, mi feriva l’anima…

   Ma dietro la parete del pianto, quale riposo e quale gaudio!

   Mentre il grano moriva, si rigonfiava di vita e si squarciava nella sua fecondità.

   Mentre la mia vita terrena veniva meno, la vita divina ne colmava il vuoto.

   Mentre si indebolivano le mie forze, non temevo più nulla.

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   Ma nella Notte pasquale di quest’anno, mi è sembrato di vedere una traccia di dolore sul volto materno della Chiesa.

   Voi sapete, ch’essa ha prolungato il permesso di celebrale la sacra Veglia della Risurrezione, ancora per un anno.

  Dunque la Madre, dopo quattro anni di prova, non sa ancora decidersi; non osa ancora fidarsi dei suoi figli, dopo d’averli colmati della sua pietà. È dolorosa questa constatazione!

   Forse anche nella mia Comunità, mentre ad una bella schiera d’anime generose non è necessario rivolgere l’invito alla Veglia presso il sepolcro di Gesù, che sta per risorgere, ad altri sarà opportuno raccomandare di non venire in quella Notte santissima; perché, se venissero, si annoierebbero e perderebbero inutilmente delle ore di sonno. Io li supplico, poi, a non venire a mezzanotte precisa, all’ora della Messa.

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   Ed ora un programma di canti per la Settimana Santa e per le Feste pasquali.

 

   NELLA CENA DEL SIGNORE (Giovedì santo).

   Alle ore 5.30: S. Messa cantata. Kyrie e Gloria della Messa IV, Sanctus e Agnus Dei della Messa XVIII. Dopo il Gloria, tace l’organo.

   Alla Comunione: Ubi charitas.

   Alla Processione: Pange lingua, alternato con il coro della Comunità.

   Alle ore 19.30: Ora Eucaristica.

 

   NELLA MORTE DEL SIGNORE (Venerdì santo).

   Allo scoprimento della Croce, piegando il ginocchio, cantate il “Venite adoremus”. Alla Processione, rispondete al “Vexilla”.

   Nella Processione della sera, dopo la predica della Passione, deve regnare la massima devozione. Le abitazioni, che si trovano lungo il percorso, siano preparate con decorosa semplicità. Tutti i negozi siano chiusi, senza eccezioni.

 

   NELLA SEPOLTURA DEL SIGNORE (Sabato santo).

   Alle ore 6: Mattutino e Laudi.

   In questo giorno deve regnare sovrano il raccoglimento ed il silenzio.

 

   NELLA NOTTE BEATISSIMA.

   Alle ore 22.30: Inizio del Sacro Rito.

   Tutti devono portare con sé il rituale e il piccolo cereo.

   Istruzioni intorno allo svolgimento della solenne celebrazione, furono date nelle Domeniche quaresimali, prima della lezione catechistica.

   Alle ore 24: Messa della Risurrezione.

   Messa gregoriana propria del Tempo pasquale.

   Alla Comunione, mottetti polifonici della Schola.

   Alla fine: Alleluja, o filii

 

   NELLA RISURREZIONE DEL SIGNORE.

   Alle ore 10: S. Messa solenne con le parti proprie gregoriane.

   Messa “S. Cecilia” a tre vp. di Cicognani.

   Alle ore 15: Vespero e Discorso.

   Tantum ergo a 3vp. di Magri – O Jesu vita mea a 4vp. – Alleluja, o filii.

 

   DURANTE L’OTTAVA.

  Visita vespertina al Battistero. I fedeli si disporranno lungo la corsia interna dei banchi; precederanno le donne, poi gli uomini e il Clero. Al Fonte, al quale ci si dirige cantando il “Sicut cervus”, le donne si avvicineranno alla cancellata sul lato della navata centrale, gli uomini nella navata laterale. Tutti staranno in piedi. Nel ritorno si eseguisce un mottetto pasquale e il Sacerdote dall’altare congeda i fedeli con la benedizione.

 

 

Don Luigi Bosio, LA MIA PASQUA, «Cittadella Cristiana», Aprile 1955, Anno VI, N. 59.