Amara constatazione: la famiglia sta per morire! E se muore la famiglia, la Società stessa è in agonia e si può dire che agonizza pure la Chiesa. Ci prende una gran voglia di pianto davanti ad un simile sfacelo.
La triste realtà è continuamente denunciata dalla Chiesa, con la voce accorata del Vicario di Cristo e dei Vescovi.
Ascoltiamo la parola del Santo Padre:
“II disordine, che si verifica nel campo della famiglia è il cancro della società moderna, con grave pregiudizio delle stesse anime. Il linguaggio è davvero impari a descrivere il fangoso torrente di libri, di opuscoli, di riviste, di giornali di ogni specie, dove in parole ed in immagini, piene di frivolezze e di sensualità, si corrompe il sano e retto pensare e sentire del nostro popolo.
Si invocano come scusa le difficoltà, soprattutto economiche, alle quali sono oggi esposti il matrimonio e la famiglia. Noi le deploriamo e le compatiamo vivamente con tutto il nostro cuore paterno. Tuttavia si deve rimanere fermi sul principio dell’adempimento del dovere divino. Le leggi stabilite da Dio valgono sempre ed in ogni luogo.
Bisognerà ricercare la radice di tanto male in quell’orrido materialismo, che quasi abito pestifero, oggi pervade sempre più tutto l’essere e produce i suoi più malefici frulli nel matrimonio, nella famiglia, nei giovani. Materialismo tutto superficialità, mondanità e sensualità; causa di tanto illanguidimento nella fede, nel timore di Dio e nella pietà.”.
Perché tanto terrore dei figli e orrore della vita?
Lasciamo la risposta al Cardinale di Firenze: “Per calcoli egoistici, per l’interesse materiale, per evitare noie e disturbi perché non diminuisca il patrimonio domestico, per il timore di malattie o di pericoli immaginari o reali (per non turbare l’armoniosità della linea) si calpestano le leggi della natura, le leggi di Dio, le leggi delta Chiesa e si respingono nel nulla esseri, che venuti all’esistenza sarebbero stati oggetto delle opere più sublimi di Dio Creatore, Redentore, Santificatore.
Ignorano, o sembrano ignorare i coniugi, rei del grave delitto, che privare della vita chi l’avrebbe avuta, se non è un omicidio compiuto, è però un omicidio anticipato; ignorano, o sembrano ignorare che spesso al turpe reato è castigo la morte prematura o la cattiva condotta dell’unico figlio o dei pochi figli, e quindi la famiglia deserta, il focolare spento, la vita sconsolata dei coniugi peccatori. Come non ricordare qui la tremenda affermazione divina: Io sono un Dio forte e un Dio geloso, che castigo i peccati dei padri sopra i figli fino alla terza e alla quarta generazione?”.
La famiglia dunque è molto malata! Anche se nell’apparenza, alla superficie sembra che nulla si noti di particolare, sotto è minata; è tarlata, c’è il vuoto, il peccato, la desolazione.
C’è un modo di agire e di parlare, che mette i brividi. Non so a quale grado di depravazione si sia arrivati: fino a menar vanto, ad attribuire a furberia il soffocamento della vita! Si irride perfino alla maternità, mentre si dovrebbe coprire con un senso di pudore anche semplicemente umano, quanto si riferisce ad un mistero così delicato.
Voi leggerete certo con raccapriccio queste parole riferite da una Rivista cattolica: “Le famiglie numerose sono oggetto di una vera campagna di calunnie e vengono perseguitate con odio… Il padre di una famiglia numerosa sarebbe uno schiavo piegato sotto un peso schiacciante; la madre, una infelice dalla salute rovinata; il focolare della famiglia numerosa un centro di infezione, dove non crescono che dei bimbi meschini… Si giunge al punto da considerare la maternità numerosa una follia criminale!”.
A questo punto di pervertimento siamo! Mentre dovremmo trovarci sorridenti davanti alla più bella visione della vita: il continuo rifiorire della famiglia cristiana, elevata come un baluardo, come un santuario, come un nido fecondo contro lo sgretolarsi del mondo.
Portiamoci ora davanti al giudizio di Dio.
Sta per essere giudicata una “donna tipo”; chiamiamola donna anche se madre, perché indegna di tal nome. Mentre si istituisce il giudizio, si odono delle voci di bimbi che chiamano con una voce tanto mesta: Mamma! Chi sono? Son le voci di quelle creaturine, che erano state destinate a quella donna nel piano divino fin dalla eternità. Son lì quei cari bimbi, che invocano disperatamente la vita, come l’occhio la luce, come l’assetato l’acqua, come le labbra di chi sta per soffocare l’aria; come pesciolini boccheggianti sulla riva. Hanno sentito che l’”essere” li aveva sfiorati, che la vita, la loro vita era passata ben vicino ad essi, prossima a dar loro forma per la felicità eterna.
Quella che avrebbe dovuto essere la loro madre, che avrebbe dovuto tender loro le braccia e stringerli amorosamente al seno, aveva loro risposto: No! Non v’è posto, non v’è denaro e, più che altro, voi mi sareste d’impiccio.
Il colloquio con i bimbi è chiuso. Ma un incubo spaventoso si impossessa del cuore di quella madre, colpevole d’aver sotterrato ancor vivi i propri figli.
Come sarà, come dovrà essere punito quel delitto? Poiché il cuore delle madri è il capolavoro del cuore di Dio, il peccato delle madri è per Lui quello più punito tra i puniti.
Chiede la madre infelice: quanto tempo o Signore, dovrò rimanere in questo luogo e in questa oppressione?
Le risponde il Giudice divino: per tutto il tempo, in cui saranno oppressi i tuoi bimbi. Il Paradiso, del resto, sarebbe impossibile per te; persino lassù tu sentiresti dal fondo dell’abisso l’appello disperato delle loro vocine. La tua punizione cesserà allorquando una madre avrà posto rimedio al tuo delitto di madre: quando un’altra donna avrà detto a Dio: avrò figli in riparazione del delitto di coloro, che li hanno respinti.
Poiché, conclude l’Onnipotente, Io sono il Signore Iddio.
Tutto si paga quaggiù, e più terribilmente ancora lassù.
Poiché l’uomo, piccola formica, ha sempre torto quando erge le sue piccole combinazioni dinanzi all’intelligenza infinita.
Poiché la mia benedizione ha nome “fecondità”.
Poiché Io, la Vita, voglio quaggiù tutta la vita, che ho preparato lassù. La voglio con abbondanza; la voglio ad ogni costo per popolare un Cielo, in cui tutti sono chiamati alla stessa felicità.
Io sono il Signore…!
I genitori devono ben sapere che la Chiesa e la legge naturale indicano una sola via legittima di limitazione della prole nella pratica della santa continenza.
Gli stessi genitori saranno pure convinti che in qualsiasi condizione di cose, per quanto penose, sostenuti dalla grazia di Dio, possono sempre fedelmente compiere l’ufficio loro e conservare nel matrimonio, pura da una macchia tanto abbominevole, la castità.
Altrimenti bisognerebbe dire che Dio ha posto nel matrimonio delle leggi impossibili. Sarebbe un pensare e un parlare blasfemo.
Se vissuto nella legge di Dio, il matrimonio cristiano eleva gli sposi alla grandezza e alla santità dell’unione di Cristo con la Chiesa. Noi possiamo attendere a buon diritto da simili famiglie una vera fioritura di santi.
Don Luigi Bosio, L’AGONIA DELLA FAMIGLIA, «Cittadella Cristiana», Giugno 1951, Anno II, N. 13.