Si pecca contro il cristianesimo quando si collocano mine ai suoi fondamenti. E lo capiscono tutti. Ma si pecca contro la nostra religione anche quando si disprezzano le sue vette più alte. E questo tutti non lo comprendono.
Il primo può essere il peccato più comune, il peccato dei meno forniti d’intelligenza e di fortuna. Il secondo è più facilmente il peccato che seduce gli eletti, cioè i ricchi di danaro, di cultura, di potenza.
La maternità – in quest’ordine di considerazioni – è un esempio quanto mai probante. Quanti, fra i cristiani perbene che desiderano e onorano la maternità fisica non hanno desideri né lodi per la maternità dello spirito? (Quando non hanno per questa un sottile disprezzo!). Sono molti, dovete ammetterlo. Se in buona o in mala fede, lo sa il Signore. Ma è così. E tutte quelle brave persone non riflettono che fanno ingiuria a Gesù Cristo, al Suo Vangelo e al Suo Sangue, che fanno ingiuria anche alla Madonna, Madre di Dio e Madre nostra.
Appunto: Madre di Dio e Madre nostra la Madonna. Chi non lo sa? Ma è Madre nostra perché il suo amore, la sua passione ci hanno meritato la grazia e cioè la figliolanza divina, la vita eterna.
L’essere stata scelta a Madre di Dio fu un dono. L’aver cooperato alla redenzione è un merito: il suo merito più eccelso, che la colloca al vertice di tutte le creature.
Così, analogamente, per ogni donna. La maternità fisica è un dono di Dio (e sarebbe anche senza gloria l’averlo accolto, se non è completato dall’opera di educazione dei figli). La maternità spirituale è una scelta, che fiorisce da un puro amore a Dio, da molta generosità e più grande umiltà. Ha quindi assicurato per sé un grande merito.
È grande la maternità (fisica). Ma più grande è la verginità (quando è una scelta cristiana). Perché alla verginità è assicurato questo potere eccezionalmente grande e miracoloso di cooperare con Cristo alla generazione delle anime per il regno dei cieli. In altre parole, la gloria che rimane non è quella di aver dato abitatori per la terra. La gloria che rimane è questa: di aver dato – con il proprio amore, con la propria fatica, con il sacrificio e la rinuncia di sé – cittadini alla città di Dio, per il tempo e per sempre.
Don Luigi Bosio, La più alta maternità , «Cittadella Cristiana», Novembre 1957, Anno VIII, N. 90.