Ti invito alla Pasqua, carissimo figlio in Cristo, all’incontro cioè con il Pellegrino e con l’ospite divino, che passa beneficando. Ma né tu Lo vedrai, né Egli ti guarderà, se non ti preparerai convenientemente alla sua visita.
Vieni dunque! Anche se coperto di peccati fino alla punta dei piedi, abbi confidenza e vieni. Non si va infatti alla Confessione per celebrare la nostra innocenza o per sentir esaltare le nostre virtù, o per accusare il prossimo, ma per accusare umilmente le nostre colpe.
Vieni, anche se ricadi sempre nelle stesse debolezze. Vieni con una punta almeno di contrizione, e troverai sempre la stessa misericordia del Signore.
Vieni senza attendere i momenti di ressa e gli ultimi giorni, lasciando in continua pena la tua Madre la Chiesa.
Vieni con il tuo Libro di preghiere (lo dovresti avere, anche in questi tempi di grande progresso) o con quello della mamma tua (che per disgrazia! s’è fermata ai metodi degli antichi tempi).
Ed ora, ascolta che cosa è costretto a dirti il cuore paterno, e misurane, se sei capace, la pena:
Non venire alla Pasqua, se non ti senti disposto, anche se i tuoi sacerdoti in Chiesa ed i tuoi famigliari in casa insistono continuamente sulla gravità del Precetto. “Mangiando indegnamente il Corpo del Signore, mangeresti la tua maledizione e la tua condanna”.
Non venire alla Pasqua, se non hai fiducia nel Sacerdote; se non lo vedi rivestito degli stessi poteri di Gesù, se hai tante cose da dire contro di lui, contro i Vescovi e contro lo stesso S. Padre.
Non venire alla Pasqua, se nella tua cocciuta resistenza alle severe Leggi della Chiesa, ti ostini a voler conciliare la Vita cristiana (che vuol dire vita di Cristo) con quello che di peggio l’inferno ha escogitato contro di essa. Se vuoi tenerti e gloriarti di una tessera comunista, se vuoi continuare a leggere con tanta saputaggine e con una competenza da sconcertare, se fosse possibile, anche le menti più elette, giornali e riviste come: l’Unità, il Lavoratore, Vie nuove, Noi donne e simile fango.
Nessuno ti trascinerà forzatamente alla chiesa, sta certo.
Solo ti supplico di non spingere la tua temerità fino a questo punto di pervertimento: credere cioè d’aver fatto il tuo dovere di cristiano, quando tu fossi riuscito a carpire a tradimento una assoluzione, nascondendo al Confessore colpe, che pesano gravemente sulla tua coscienza (l’istruzione sufficiente per giudicare non ti è mancata); oppure rispondendo in modo negativo od evasivo alle interrogazioni dello stesso Confessore, mentre tu sai quali rigurgiti di odio si agitano nella tua anima: o proponendo a lui, che sta lì ad agonizzare per il tuo bene e per godere della tua fiducia, delle discussioni interminabili.
Se poi sai di non esserti confessato bene non osare di accostarti alla S. Comunione. Anche questo devo dire?
Quando dovrei maggiormente illuminarmi di gioia, se non quando distribuisco il Pane degli angeli? Perché tremo allora nel vedere certi comunicandi? Non sono in dovere di pensare, che tutti si accostino preparati? Mi sforzo di crederlo, ma la realtà ben amara, mi dimostra il contrario. Vi è chi ritorna al vomito (l’espressione è dello spirito Santo) non appena è uscito dalla Chiesa. Ahimè! continuerà a vomitare, poiché ha convertito in veleno anche il Corpo e il Sangue del Signore!
Gerusalemme! Cittadella di Dio! Caro figlio, ritorna al Signore Dio Tuo.
Don Luigi Bosio, Gerusalemme ritorna al Signore Dio tuo, «Cittadella Cristiana», Aprile 1952, Anno III, N. 23.