(Traduco da una Rivista liturgica francese. Siamo ancora in tema di quelle “piccole cose” che formano la base più compatta di un edificio soprannaturale, d’un’anima, d’una Comunità Cristiana, e rivelano la capacità di grazie molto maggiori).
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Ciò che ancora si vede troppo spesso.
In molte chiese, durante la Messa, i fedeli si presentano negli atteggiamenti più disparati. Nello stesso momento alcuni sono in piedi, altri in ginocchio, altri seduti; chi ha il capo tra le mani, chi le braccia incrociate; chi legge un libro, mentre il suo vicino recita il Rosario ed un altro ascolta le spiegazioni date da un Sacerdote.
Si può ancora affermare che queste persone, occupate così differentemente, formano un’assemblea, una comunità d’un cuore e d’un’anima sola, ch’esse partecipano alla stessa azione, od anche semplicemente ch’esse assistono allo stesso spettacolo? (Al teatro, allo stadio, al concerto, voi non osservereste questa diversità…).
Allora, voi volete reggimentarci, trasformare la Messa in una lezione di ginnastica, e i parrocchiani in fantoccini, pronti agli ordini del comandante?
La preghiera non è dunque più libera?
La preghiera è libera, quando si tratta di preghiera individuale. Ma qui noi siamo impegnati nella preghiera pubblica. Noi formiamo una comunità: una comunità d’anime, che deve manifestarsi all’esterno. Il Sacerdote all’altare, è il capo della preghiera: noi dobbiamo modellare le nostre azioni su quello ch’egli sta per fare.
Perché, ad esempio, non tutti in piedi al Vangelo?
Non tutti in ginocchio, almeno all’Elevazione? … (Ammesse le eccezioni per le persone che sono veramente stanche o particolarmente sofferenti).
È necessario sapere che ogni atteggiamento ha il senso. Non si prescrive un atteggiamento comune, unicamente per assicurare una uniformità esteriore; il che è pure un risultato eccellente. Ma perché questi atteggiamenti corrispondono a quanto si compie all’Altare; vi permettono dunque, unendovi gli uni agli altri, di unirvi più perfettamente al Sacerdote. Infine, questi atteggiamenti esprimono e producono un atteggiamento dell’anima; essi hanno un profondo valore religioso.
Lo stare in piedi è l’atteggiamento proprio della preghiera pubblica. L’atteggiamento del Sacerdote all’altare, durante tutta la Messa. È l’atteggiamento più comunitario, più virile, più pronto. È l’atteggiamento dei risorti, quali noi siamo ogni Domenica; l’atteggiamento di coloro che cantano con fervore.
Lo stare in ginocchio è l’atteggiamento della preghiera privata, supplicante; della penitenza e dell’adorazione.
Lo stare seduti è l’atteggiamento dell’attenzione docile.
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Noi non siamo dei puri spiriti, e dobbiamo a Dio anche l’omaggio dei nostri corpi. Accettiamo volentieri una disciplina, che permetterà all’assemblea cristiana di mostrare la sua unanimità, che permetterà a ciascuno d’accordare la sua preghiera personale a quella della Chiesa.
Don Luigi Bosio, CONTEGNO DEI FEDELI IN CHIESA (UNA LEZIONE DI GENTILEZZA), «Cittadella Cristiana», Gennaio 1955, Anno VI, N. 56.