PER LA FESTA DELLA PURIFICAZIONE DI MARIA (2 FEBBRAIO)

PER LA FESTA DELLA PURIFICAZIONE DI MARIA (2 FEBBRAIO)

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   Per voler bene alla candela, nonostante tutti i benefici dell’elettricità, mi basta pensare alla festa della Purificazione.

   Ho sempre voluto un mondo di bene ai Vescovi, anche perché – fin dove hanno potuto, salvo gli anni disgraziati della guerra – sono stati intransigenti nell’esigere sugli altari candele vere, possibilmente di cera genuina. Sarò un sentimentale, ma ho sempre creduto che una candela di cera faccia più compagnia a Gesù nel Tabernacolo di un mazzo di lampadine elettriche in cima a candele finte. Una fiamma che non trema, siamo onesti, non è neanche una fiamma degna di questo nome. La fiammella della candela di cera trema sempre perché la candela si consuma davvero. La candela finta, invece, non si consuma mai: diventa prima sudicia che bruciata; e la sua lampadina si fulmina ma non si muove, non trema. Sembra che non abbia anima.

   Ma io stavo dicendo che le candele io le amo specialmente nella festa della Purificazione. Allora – nella mattina carica ancora di tenebre palpitanti – c’è una candela liscia e tiepida anche per me, tutta per me. Me la porto in processione per la chiesa; e dovunque passa si svelano gli ori e i colori, sorridono i santi dipinti e gli angeli di marmo, diventando vivi; e persino il buio le fa un inchino timoroso da ogni angolo.

   Capisco allora che la candela è come dovrebbe essere la mia anima, la mia vita: una cera che si consuma splendendo, facendo lume agli altri.

   A consolarmi, perché né splendo come devo, né mi consumo come Dio vuole, tutte le parole della liturgia della Purificazione mi aiutano nel cuore, facendomi pensare alla dolce candela di Dio, che è la Madonna. Lei si è consumata come nessun’altra; come nessun’altra ha fatto luce.

   Lei splende anche per me, si consuma a gioia di Dio anche per me. E io imparo da lei ricordarmi di non piegarmi troppo – come le candele di cera scadente – e a non sfrigolare davanti al Signore – come le candele dal lucignolo pieno di nodi.

   La candela più grande e più bella – quella del celebrante — è come la Madonna fra le anime dei fedeli. Ognuno di essi sente che se si consuma, non si consuma da solo, per niente, che la sua luce non è isolata.

   Portare in processione quella candela è come camminare con l’anima svelata.

   Ogni anima deve camminare, perché vive e torna a Dio; e deve essere accesa, per scaldare le altre anime; e splendere, per vedere dove mette i piedi e dove li fa mettere agli altri.

   Dove passa un’anima accesa e luminosa, è come dove passa la candela della Purificazione: si vede tutto meglio; appaiono i volti dei santi, risultano vicini gli angeli, più chiaro il cammino, più popolata di presenze care e insperate la solitudine della vita.

   Allora diventa gioia di consumarsi.

   Perché nessuno si purifica e purifica il mondo, se non si consuma tutto, ogni giorno un po’. Una luce senza calore non serve a nulla; un calore senza luce è un inganno.

   Ma dove passano anime come candele – dietro a Maria – che ardono e illuminano – tutto diventa più puro, e la gioia ringiovanisce il mondo.

 

(da Fiamma nova)

 

 

Don Luigi Bosio, PER LA FESTA DELLA PURIFICAZIONE DI MARIA (2 FEBBRAIO), «Cittadella Cristiana», Febbraio 1955, Anno VI, N. 57.