LITURGIA SOLENNE

LITURGIA SOLENNE

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    Voi sapete cos’è questa Liturgia solenne e dovete esserne riconoscenti al Signore.

   È specialmente la Messa domenicale, celebrata in canto dal Capo spirituale della Comunità, ed applicata, nei suoi frutti speciali, per la Comunità stessa.

   Meriterebbe, però, di essere maggiormente compresa e vissuta. Non so quali difficoltà vi possano trattenere dal correre per tempo alla chiesa, dal preferire questa Messa alle altre e dall’aprire il cuore e la bocca al canto, quando vi si continua ad assicurare ch’essa è la più meritoria; perché la più indicata ad una partecipazione più intima ai divini misteri.

   Esaminiamo alcune difficoltà.

   Forse avete tante altre cose da fare! – Non trascurate l’essenziale.

   Forse non s’è mai fatto così! – Dite se è male fare così.

  Altrove non si fa…! – Domandatevi piuttosto, perché non si fa dappertutto così, dopo tante insistenze per un ritorno alla Liturgia solenne e per una unione maggiormente sentita tra Celebrante e fedeli.

   Forse penserete di fare un piacere a me, se cantaste? Me lo fareste, in verità; ma lo fareste soprattutto a voi stessi.

   Quasi credereste di fare un piacere al Signore? Come se fosse Lui, che ha bisogno di voi!

   Forse perché sarebbe meglio organizzare tridui e settimane, novene e processioni, luminarie e fuochi artificiali, trascurando le vigilie, che si riducono ad un giorno; le veglie, con la rinuncia ad un’ora di sonno; le processioni liturgiche, quelle delle Rogazioni e della Comunione agli infermi, ad esempio; il Vespero domenicale con l’ora serena delle sacre Funzioni; trascurando, quello che è peggio, la Liturgia solenne.

   Incapaci, per questo, di celebrare degnamente la Pasqua, che della Liturgia solenne è la fonte e la massima espressione.

  L’accenno alla Pasqua, mi invita all’argomento preferito: riprendiamo con lena il cammino, se non vogliamo ch’essa capiti di sorpresa…

  Occhi troppo sgomenti d guardare la sua gioconda luce, animi troppo ruvidi e guasti per rintracciare il gusto del bianco tempo. Può accadere di pensarvi con la pena che ci ha accolto, all’entrar della primavera, ammirando la precoce, ma incauta fioritura del mandorlo in un mattino di maligno gelo.

   L’aria è davvero ancora di passione e la novità della Pasqua sfugge ai sensi induriti e non ha vigore d’impegno sulle volontà stremate.

   Vediamo forse sotto un aspetto eccessivamente temporale e terrestre il prestigio della Pasqua cristiana. Quasi che nel nostro mondo il clamore del male e il potere delle tenebre, indubbiamente potenti e violenti, abbiano ormai risucchiato e ridotto a simbolo senza valore la promessa perenne della Pasqua.

   E il nostro turbamento davanti al ritorno liturgico della Pasqua scopre una chiara analogia con lo stato dei primi seguaci di Gesù? Non si fa questione di ottimismo o di pessimismo, che ambedue sui margini sono rischiosi (pecca il presuntuoso Pietro quanto il diffidente Tommaso), ma ci si dovrà chiedere se questo disagio è un naturale effetto della nostra insufficienza cristiana. Soprattutto di una mortificante indisponibilità di amore. Come e quanto più degli Apostoli incapaci di capire e sopportare la Passione, altrettanto incapaci di gustare la Resurrezione.

   Ché la gioia della “Buona Pasqua” suppone la quotidiana testimonianza del sacrificio e lo scambio umano e soprannaturale dell’amore.

   Per il programma musicale: nel tempo di Settuagesima, verrà cantata la Messa “De Angelis”. Ai Cantori sono riservale le parti proprie in tono retto. Per la Quaresima daremo il programma sul Bollettino di Marzo. Mottetti alla Comunione verranno eseguiti nell’ordine: Adoro Te, devote; O quam amabilis; O salutaris Hostia e Panis angelicus.

  Qualche pomeriggio domenicale verrà dedicato alla preparazione dei canti pasquali con il coro della Comunità; il chorus Ecclesiae.

 

 

Don Luigi Bosio, Liturgia solenne, «Cittadella Cristiana», Febbraio 1955, Anno VI, N. 57.