LA MIA PASQUA

LA MIA PASQUA

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   La mia Pasqua è la mia passione, la mia morte e la mia risurrezione.

   È un mistero, che forma tutta l’essenza della mia vita cristiana.

   È l’agonia, la morte e la risurrezione di Gesù, che si completa e si manifesta in me.

  Più che un mistero è un fatto mistico rivissuto nella quotidiana esperienza della cristiana mortificazione e nello spirito di rinuncia imposto dalle Promesse battesimali.

  Non ha confessato l’Apostolo, che la sua vita se n’era andata, quando si trovò inchiodato sulla Croce di Gesù? “Ora sì, veramente, non sono più io che vivo, ma Cristo in me!”.

   Sono concetti sublimi, sviluppati nel Catechismo domenicale, durante la spiegazione del Sacramento del Battesimo.

   Possiamo anche riassumerti qui:

   Il Battesimo è il sacramento della rigenerazione, della nuova nascita.

   Il rito ufficiale, che ci incorpora a Gesù ed alla Chiesa.

   Il primo atto della Redenzione, la grazia iniziale, che contiene in germe tutta la vita spirituale.

   Un’immersione e una sepoltura in Cristo.

   Per la grazia battesimale il cristiano è un altro Dio, che cammina sulla terra come un altro Cristo, con lo sguardo fisso sulla beatissima ed immutabile Trinità, nella Quale la sua vita deve eternarsi un giorno nel lume della gloria.

   È il grande mistero del mondo nuovo.

   Haec scribimus vobis ut gaudeatis, et gaudium vestrum sit plenum. (I Jo. I. 1,4).

   Ritorniamo all’argomento della Pasqua.

  Dice la preghiera della Chiesa: Tua nos; misericordia, capaces sanctae novitatis efficiat. La tua misericordia, o Signore, ci renda capaci della santa novità; ci renda degni, cioè, di rinnovarci santamente con un ritorno all’infanzia ed alla semplicità della grazia battesimale.

   Novità! Santità!

   Sono cose di Dio, la sua somma perfezione e la sua eterna giovinezza, partecipate a noi nella sua misericordia.

   Se è un mistero, perché non dobbiamo parlarne, se Paolo lo predica fino all’esasperazione?

   Un mistero è, poi, per chi non lo vive.

 

   Ricordando la Pasqua del Signore, vi darò un saggio della pietà dei Santi.

   Lasciamo la penna a S. Bernardo. Quando scrive, egli intinge la penna nel miele.

   Vi dispiace se riportiamo anche il testo latino?

  Christus Dnus flagellis caesus est, spinis coronatus, clavis confossus, affixus patibulo, opprobriis saturatus; omnium tamen dolorum immemor: Ignosce, ait, illis, quia nesciunt quid faciunt.

   O quam multus est ad ignoscendum!

   O quam magna multitudo dulcedinis tuae, Domine!

   O quam longe cogitationes tuae a cogitationibus nostris!

   O quam firmata est super impios misericordia tua!

   Mira res! Ille clamat: Ignosce; Judaei: Crucifige.

   Molliti tibi sermones super oleum, et isti sunt jacula.

   O caritas patiens, sed et compatiens.

   Caritas patiens est: sufficit. Caritas benigna est: cumulus est.

   O Judaei, lapides estis, sed lapidem percutitis moliorem, de quo resonat linnitus pietatis el ebullit oleum caritatis. 

   Quomodo potabis, Domine, desiderantes Te torrente voluptatis tuae, qui sic perfundis crucifigentes Te oleo misericordiae tuae?

   Ecco la traduzione:

   Il Signore G. C. fu battuto con i flagelli, coronato di spine, trafitto dai chiodi, sospeso al patibolo, saziato di obbrobri; e, come dimentico di tutti i dolori: Perdona, esclama, ad essi, perché non sanno quello che fanno.

   Oh! ineffabile moltitudine della tua dolcezza, o Signore!

   Oh! quanto è lontano il tuo modo di pensare dal nostro!

   Oh! quanto è rafforzala la tua misericordia sopra i cattivi!

   Cosa meravigliosa! Egli grida: Perdona; i Giudei: alla croce.

   Le tue parole sono più morbide dell’olio, mentre essi sono altrettante spade.

   O carità paziente, ma anche compaziente.

   La carità è paziente; potrebbe bastare.  Che sia benigna, è il colmo.

  O Giudei, siete delle pietre, ma voi percuotete una Pietra più tenera, dalla quale (chi può tradurre le parole, che seguono?) risuona un tintinnio di pietà e ferve l’olio della carità.

   In che modo, o Signore, tu sazierai con il torrente delle tue delizie coloro che Ti cercano, Tu che spargi con tanta pietà l’olio della tua misericordia sopra coloro, che Ti crocifiggono?

 

   Anche durante il Tempo quaresimale, siete invitati a cantare.

   Come potremo cantare, direte voi, mentre ci troviamo accasciati sulle rive, e fiumi di amarezza scorrono ai nostri piedi?

   Eppure, questo è il momento più propizio, perché noi stiamo risalendo alla sorgente della Liturgia.

  Non saranno i canti aperti e lieti della Pasqua, ma atti lo stesso ad esprimere, più che sufficientemente, la lode a Dio e l’adorazione ai disegni della sua misericordia.

   Canti rattenuti e mesti, ma tali da superare quasi in bellezza gli stessi canti pasquali.

   Quando voi saprete cantar bene la Messa quaresimale, bisognerà pregarvi, che non veniate tutti a quella Messa.

   La Comunità trova qui un Programma musicale.

   Avete letto bene? Un programma per la Comunità; cioè, per il vero coro della Chiesa; ed anche qui, notate il C maiuscolo.

   È a questo, che noi tendiamo, con tutti gli sforzi: alla Ecclesia cantans!

   I Cantori non se l’abbiano a male. Noi conserviamo per il coro maschile e per il coro femminile ammirazione e riconoscenza; e li ringraziano ancora una volta di tutte le soddisfazioni, che ci offrono cosi frequentemente nell’esecuzione perfetta dei loro canti.

   Ma ripetiamo: Il canto è un diritto di tutti i fedeli.

   Un diritto ed un dovere.

   Ecco il Programma:

 

PRIMA DOMENICA Dl QUARESIMA.

   Ore 6: Messa parrocchiale cantata.

  Asperges: allo spruzzo di quest’acqua, il giubilo dei battezzati, sulle ali del canto, dovrebbe erompere dai loro cuori, ricordando quanto un giorno hanno ricevuto nelle acque battesimali.

   Il “Proprio” in tono retto – Messa XVII e credo III.

   Durante la Comunione: Attende, Domine. In fine: Magnificat in tono II°.

   Nel Pomeriggio: Via crucis; catechismo agli adulti e Benedizione Eucaristica. Attende, Domine.

 

DOMENICA II° Dl QUARESIMA.

   Ore 6: come Sopra. Credo IV.

   Comunione: Parce, Domine e Salmo Miserere. ln fine: Magnificat in tono IV.

   Nel Pomeriggio: Scuola di canto. Catechismo e Benedizione. Parce, Domine.

 

DOMENICA III° Dl QUARESIMA.

   Ore 6: come sopra. Credo III.

   Comunione: Ubi caritas. – In fine: Cristo risusciti.

   Nel Pomeriggio: Via Crucis. Catechismo e Benedizione. Cristo risusciti.

 

DOMENICA “LAETARE”.

   Un tenue sorriso della Quaresima per ammorbidire, l’austerità della penitenza.

   Ore 6: come sopra. Messa IV “Cunctipotens” e Credo IV.

   Comunione: Adoro Te devote. In fine: O Roma nobilis.

   Nel pomeriggio: Vespero proprio. Catechismo e Benedizione. Attende, Domine.

 

DOMENICA Dl PASSIONE.

   Ore 6: come sopra.

   Messa XVII e Credo III.

   Comunione: Vexilla. In fine: Stabat Mater, tre strofe: le prime due e l’ultima.

   Nel Pomeriggio: Via Crucis predicata dai giovani attraverso i cortili del “Gaudete”.

 

   Per chiudere: una buona notizia per gli appassionati di canto gregoriano. A partire dal Giovedì 24 Febbraio fino al 14 Aprile, la R.A.I. metterà in onda ogni pomeriggio del Giovedì sul programma radiofonico nazionale, una serie di trasmissioni gregoriane. I canti verranno eseguiti da un complesso corale di eccezione e saranno accompagnati dal breve commento di uno specialista. Ogni trasmissione comprende l’esecuzione delle parti mobili (Introito, graduale, offertorio e comunione) della Messa della Domenica successiva.

   A suo tempo verrà segnalato il programma e l’orario preciso.

  Tutti i Ceciliani approfittino di questa occasione per affinare il proprio gusto gregoriano e per apprendere il modo di eseguire il canto più sacro di tutta la storia.

 

 

Don Luigi Bosio, LA MIA PASQUA, «Cittadella Cristiana», Marzo 1955, Anno VI, N. 58.