LA CHIESA DEL SILENZIO

LA CHIESA DEL SILENZIO

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    La Chiesa del silenzio è quella, che esiste al di là della spaventosa cortina di ferro.

   L’espressione è tolta dalla Lettera collettiva dei Vescovi italiani; voi l’avete potuta leggere nei nostri giornali cattolici, e vi è stata letta anche durante la celebrazione delle SS. Messe nella Domenica 7 Febbraio.

   Con quello, continuano gli Ecc.mi Vescovi, che quella Chiesa ridotta al silenzio mentre viene atrocemente perseguitata, rivela nella sua storica realtà, deve far riflettere coloro, che sperano qualcosa dai sistemi marxisti. Molte e belle sono le parole, che si possono dire agli ingenui; ma dalla realtà dei fatti altro non risulta, che la ferrea disciplina della tirannia, con ogni possibile malessere. Qui si promette ai creduli un paradiso in terra, là si dà agli ingannati un inferno.

   La parola, dei Maestri e Pastori venerati dalle nostre anime sembra far eco a questa recente lettera angosciosa, arrivata d’oltre cortina, e scritta a sangue da mani sacerdotali.

   “Noi maturiamo tra le tribolazioni. Tribolazioni di fisico: le nostre carni sono coperte di tristi divise militari. Tremano di freddo e di fame. Sono stanche fino all’esaurimento nel duro patibolo del lavoro quotidiano, e infine stanno prigioniere in squallide celle sotto custodia. Lo spirito è abbattuto, perché viviamo in mezzo a gente che non capisce, che pare aver per compito di umiliare ed offendere con la parola, col contegno, col peccato. Tristissimi siamo soprattutto la sera, quando l’assalto è dato brutalmente ed organicamente alla virtù ed alla fede, con argomentazioni subdole e persistenti, con spettacoli, con la vita. Talvolta ci sentiamo perfino smarriti, perché la fermezza non è come noi volevamo. Tre anni fa, quando cadde su noi la catena della schiavitù, il braccio si tese ad un giuramento di fedeltà e il volto brillò della luce di un amore più intenso. Ora il braccio teso vacilla e il volto già acceso di fiamma è languido e guarda verso ombre e incertezze. Desideravamo morire per Cristo e per la Chiesa, e la gloria del martirio non viene; desideravamo compiere un atto di eroismo, e la nostra vita si è risolta in una interminabile serie di giorni monotoni e senza luce.

   E ancora dolore vi annunziamo. Lo comprenderete più a stento, forse, ma per noi è forte. Noi, chiamati a costruire la città di Dio, siamo costretti a consumare le nostre energie alla costruzione della città terrestre. Tolti a Cristo, fummo costretti a diventare servitori di macchine, schiavi di laboratorio, impastatori di cemento armato. Ci credete, se anche questa noi chiamiamo infame servitù?

  Noi vi lasciamo con la tristezza: vi lasciamo con la speranza. Nonostante tutto, noi speriamo nel Signore che ha vinto il mondo. E vi lasciamo con la preghiera: date alimento alle nostre fiamme, perché non si estinguano. Domandate grazia, luce, forza; domandate pace e vittoria. Vostri

in Christo Jesu vincti.

 

   Così nella martoriata Slovacchia, schiacciata dalla prepotenza del male. Ma se fosse possibile, arriverebbero simili suppliche anche dall’Ungheria, dalla Boemia, dall’Ucraina, dalla Lituania, dalla Cina… Migliaia di martiri, che per il prolungarsi infinito delle ore, dei giorni e mesi e anni ormai di pene d’ogni genere, si sentono stanchi. E temono, pur sempre sperando, di non resistere più, di perder la speranza.

   «Alimentate le nostre fiamme…!».

  Possa giungere davvero “dappertutto sulla terra” questa supplica angosciosa e destare nei cuori di tutti una risposta fraternamente generosa e perseverante. Sappiamo bene che in verità è Gesù che soffre, che agonizza in quel modo snervante; è Gesù che ci chiede po’ di carità. Quando Erode mise in catene Pietro, la Chiesa pregava “sine intermissione” per lui. Se noi avessimo la carità e la fede della primitiva Chiesa gerosolimitana, il Signore forse troverebbe tanti angeli da mandare nelle carceri dell’Erode di oggi per liberare gli innocenti ed umiliare e convertire coloro che usurpano la gloria di Dio.

   Quest’ufficio angelico di preghiere e di consolazione lo dobbiamo compiere noi; e lo faremo specialmente nella S. Messa, che celebreremo all’Altare della Divina Madre per la Chiesa del silenzio la mattina del 6 marzo.

 

 

Don Luigi Bosio, LA CHIESA DEL SILENZIO, «Cittadella Cristiana», Marzo 1954, Anno V, N. 46.