Vorrei ricordarti che il 25 Marzo sei in dovere di prestare delicata attenzione al fremito santo, che percorrerà tutta la tua chiesa parrocchiale.
Due Altari celebreranno la data anniversaria della loro consacrazione: il Maggiore (25 marzo 1947) dedicato al Verbo fatto carne, e l’Altare dedicato alla Vergine Madre (25 marzo 1953).
Ambedue li faremo nuovamente ardere, come nella celebrazione del primo mistico sacrificio. Non faremo torto né all’uno, né all’altro, e, pur celebrando la S. Messa all’Altare della Madonna, in adempimento alla nostra promessa per l’Anno
Mariano, riserveremo il sacrificio mistico mattutino all’Altare Maggiore, quello vespertino all’Altare della Madre Divina, dopo il canto del Vespero.
In lode di tutto il mese di Marzo, puoi leggere ora questa bella pagina.
“Marzo, avvolto nei veli grigioviolacei della quaresima è tuttavia gaio, generoso ed incostante come la giovinezza. Appena la primavera accenna il suo passo di danza morbida e vellutata, un tappeto di verde vivo si stende per ogni dove. Sinfonie di fiori nascenti sotto la coltre di foglie morte, cantarellare di gocce petulanti, apparizioni liliali di bucaneve solitari, ammiccare dorato di primule e poi di vento, pazzo, prònubo vento.
Come da una collana d’ametiste si sfilano le domeniche pallide dal volto magro e scavato. Nell’interno delle chiese, trascorse da un brivido di freddo in contrasto colla luce violenta del giovane sole che all’esterno accarezza le vetrate riottose, dai pergami severi scende, più ascoltata e più accetta, la parola del Signore. Le sue tonalità sono austere, quasi aspre come le battute scarne e schematiche del Precursore. Il richiamo alla penitenza, aperto e chiaro, non indulge alla volontà fiacca: comanda, ammonisce, prepara.
Il 19 pausa biancodorata nel viola dei paludamenti, gioia di riti, festa di cuori, letizia di mense. Paterno e dolce nel suo apparire, con il piccolo Gesù in braccio, colla verga fiorita come gli steli aridi dei giacinti selvatici che si sono vestiti d’amaranto lassù sulla collina solatìa, S. Giuseppe porta una nota indulgente e familiare.
Gli sorge accanto, il 25 come un’evocazione, la Sposa delicata e trepida, nella sua giovinezza acerba… è un fruscìo di colombe nell’aria chiara… li avvolge un sottile aroma di viole primaticcie… Nel nostro cuore una mestizia strana vi desta l’anelito alla pace della famiglia nazarena. Poi lo sguardo sereno si chiude e continua a maturare nel silenzio la grande tragedia. Ormai senti il sibilo dei sassi lanciati da mani rabbiose, coprire un alterco di voci chiocce con un acciottolìo sinistro… Intravedi ancora lo svolazzare fugace di un acceso mantello, poi più nulla. Una luce si è spenta al dileguare della sua chioma di sole; una musica si è taciuta al morire dell’eco di un passo che s’allontana: il suo… Incomincia la Passione secondo S. Giovanni”.
Don Luigi Bosio, MARZO LITURGICO, «Cittadella Cristiana», Marzo 1954, Anno V, N. 46.