POST TRANSITUM MARIS RUBRI, CHRISTO CANAMUS

POST TRANSITUM MARIS RUBRI, CHRISTO CANAMUS

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   Il tempo pasquale è tempo di canto, per tutti i pericoli, cui siamo sfuggiti nell’attraversare il Mar Rosso, e per tutti i prodigi, che ci hanno accompagnato nel lungo cammino dall’Egitto alla Palestina, dall’esilio alla patria, dalla schiavitù alla libertà, dal deserto alla terra promessa, dal bruciore della sete alla fontana dell’acqua fresca, dagli stimoli della fame alla Mensa della vita, dalle tenebre alla luce, da figli di nessuno nella Casa del Padre,  dalla morte alla vita.

 

   CHRISTO CANAMUS: CANTIAMO A CRISTO!

 

   L’Eroe divino ha fiaccato l’avversario ed ha umiliato la morte fino a distruggerla, ed a rivendicarci un diritto a risorgere tanto certo, quanto lo è la sua risurrezione.

   Questo è tempo di canto.

   E poiché tutti nella celebrazione dei divini misteri fanno parte del coro, tutti han diritto e il dovere di cantare; e cantando, staranno ben ritti sui piedi, specialmente in questo periodo pasquale, mentre ci troviamo tuttora scossi dal contraccolpo, che il Capo, risorgendo, ha impresso nelle sue membra. Ritti, perché al vincitore conviene un atteggiamento eretto e maestoso, mentre l’avversario giace umiliato nella polvere.

  Chi, tra il fragore delle armi, tra i colpi cioè della penitenza e con le armi bene  affilate dalla preghiera, ha imparato il canto della vittoria, corra ora per il mondo, intonandolo a voce altissima, in modo da attrarre tutti dietro il fascino della vita e della bontà cristiana.

   Premesso questo, non ci sarà difficile fissare un programma di canto sì vasto, da  comprendere una festa, che dovrà protrarsi per cinquanta giorni, dalla Pasqua alla Pentecoste.

  Grazie al Signore ed all’impegno che la Comunità vi mette, noi possiamo scegliere abbastanza facilmente in un ricco repertorio di canti, lieti di farlo come il raccoglitore che, dopo lunghe fatiche, stacca i frutti maturi dai rami, che si curvano fino a terra.

   Metteremo in campo, ora che la sappiamo, la “Messa Pasquale”, e le daremo non solo il diritto di precedenza, ma esclusivo, nella Messa domenicale della Comunità, celebrata alle 5.30.

  Mi sembra che tutto dovrebbe, per quanto è possibile, farvi desiderare d’essere presenti alla Messa cantata; sia perché è celebrata dal Padre della grande e bella famiglia cristiana, quale è la Parrocchia; sia perché è celebrata per la Comunità, e perché la Comunità è chiamata a parteciparvi in un modo più attivo, rispondendo ai canti del Celebrante e della Scuola dei cantori; e sia perché, essendo celebrata in un’ora mattutina, più propizia al raccoglimento e alla devozione, riesce la più fruttuosa spiritualmente, anche per il maggior sacrificio che quella ora vigiliare impone ai fedeli presenti.

   Del resto, pur essendo solleciti senz’essere frettolosi, questa Messa cantata non si protrae d’ordinario oltre un’ora di tempo, pur tenendo conto della spiegazione evangelica e delle SS. Comunioni.

   Come mottetti si potranno eseguire i seguenti, distribuendoli nelle cinque Domeniche di Maggio:

   Vietimae Paschali (475); O quam amabilis (309); Ubi caritas (foglietto) ; Adoro Te, devote (264); Veni, Creator Spiritus.

   Nel pomeriggio alterneremo il Vespero con la scuola di canto e con il Rosario.

   Per la festa dell’Ascensione, si potrà aggiungere un mottetto polifonico. Lo indicheremo alla “Schola”.

   Per la Pentecoste, rimandiamo al prossimo Bollettino.

 

 

Don Luigi Bosio, POST TRANSITUM MARIS RUBRI, CHRISTO CANAMUS, «Cittadella Cristiana», Maggio 1954, Anno V, N. 48.