È troppo presto parlare di preparazione alla Pasqua?
Per scalare una cima, che tocca le nubi e il cielo, conviene metterci in cammino per tempo, anche per poterci soffermare su tutti i panorami di grazia, che si presentano allo sguardo rapito dell’anima, prima di raggiungere la vetta. Quest’ufficio tocca precisamente alla Quaresima, ma tutto l’anno liturgico è un lento e laborioso sforzo d’ascensione alla Montagna di Dio.
Prepararci alla Pasqua vuol dire prepararci a vivere il mistero pasquale e non arrivare, quasi senza accorgersene, a una data, al 5 Aprile di quest’anno. Sarà dunque più esatto dire: Ci prepariamo al mistero pasquale e non alla Pasqua.
Pasqua è il più bel gioiello della Liturgia cristiana.
È il centro della liturgia.
È il cuore dell’economia della salute. Economia vuol dire: piano, disegno tracciato dalla divina misericordia per la nostra salvezza. Cuore dell’economia della salute vuol dire: come nell’organismo fisico è il cuore che dà vita al corpo, cosi nell’organismo spirituale, mistico, il cuore che spinge il Sangue della salvezza nelle membra, è la Pasqua. L’Apostolo dice che la nostra Pasqua, (la nostra vita, il nostro cuore) è Gesù.
È il trionfo della libertà. Della vera libertà, che spezza le catene del peccato e delle preoccupazioni terrene, e ci permette di correre incontro a Gesù «che passa», per lasciarci poi condurre la Lui attraverso gli spazi infiniti del suo amore.
Ci potranno tornare utili, per questa remota preparazione alla Pasqua, alcune delle conclusioni della Settimana liturgica di Brescia (Settembre 1952), che qui riferiamo:
1) La Pasqua assorbe non solo tutto l’anno liturgico, ma anche tutta l’azione santificatrice della Chiesa. Esiste infatti una profonda connessione tra la Pasqua e i Sacramenti, specialmente col Battesimo che nella Pasqua antica, come nella ripristinata Vigilia del Sabato Santo, ha un posto di primo ordine. E così la Pasqua ha una funzione di perenne attualità.
È errore dare alla Pasqua l’aspetto di «precetto», trascurando la sua essenza battesimale, la sua centralità nel mistero cristologico, la sua efficacia di compartecipazione alla morte e risurrezione del Signore.
2) Cause del decadere del senso Pasquale nel clero e nei fedeli. Cause generali: le vicende della guerra, la subdola propaganda materialista, il ventennio di diseducazione della gioventù, la mania del divertimento, dello sport, del cinema, la stampa mondana e immorale, lo scardinamento della famiglia, i mezzi di comunicazione moltiplicati a danno dei grandi valori della vita…
Cause particolari: a) l’ignoranza liturgica; – b) la pratica abolizione della Quaresima. Della Quaresima è rimasto qualche cosa nel calendario liturgico, nel Messale e nel Breviario per noi Sacerdoti. Per il popolo anche altre cose: un po’ di Via Crucis, il digiuno ridotto a due giorni, qualche predicazione…, ma del magnifico capolavoro liturgico della Quaresima, come preparazione al Battesimo, come rito di Penitenza, non è rimasto più nulla. – c) La deviazione della pietà popolare a scopo propagandistico e commerciale. Il popolo coltiva le sue devozioni al di fuori dello spirito liturgico: concepisce le sue devozioni come assicurazioni contro gli infortuni, come culto idolatrico verso certi santi, dimenticando completamente la SS. Trinità, il Padre e Cristo…
3) Non c’è Pasqua senza Quaresima: per risorgere con Gesù bisogna morire con Lui. La Quaresima oggi non è più capita e vissuta.
Cause e rimedi: a) assenza dalla coscienza del senso del peccato: la Quaresima ha il rimedio: la penitenza. La liturgia quaresimale annuncia per 40 giorni la realtà del peccato, la necessità di implorare il perdono, il proposito di un emendamento; – b) lo sfrenato appagamento di ogni voglia e la sistematica ripugnanza alla mortificazione: la Quaresima oppone una gamma vastissima di mortificazioni; – c) si è perduto il gusto delle cose di Dio: la Quaresima oppone la terapia della parola di Dio.
4) La Settimana Santa è la catechesi più viva ed essenziale dell’anno liturgico, perché ricorda e rinnova tra noi l’immolazione e la risurrezione di Gesù. Tutta l’ascetica e la morale cristiana si riassumono nel morire e nel risorgere in Cristo.
Morire prima a se stessi con l’«exinanivit» della Settimana Santa, fino al «Mihi vivere Christus est» della Risurrezione. Niente più del rito della Settimana Santa, ben compreso e seguito, può far comprendere questa idea. Per ottenere però questa comprensione è necessaria una iniziazione liturgica del fedele, fino dall’infanzia. Come c’è un catechismo dogmatico-morale per i fanciulli, così si deve arrivare a un catechismo liturgico, che renda familiari e comprensibili al fedele i simboli e i riti della liturgia. Questa iniziazione generale deve essere poi completata dalla spiegazione del rito.
5) Per risorgere con Cristo, la Chiesa, fin dai tempi apostolici, ha voluto che la Pasqua si celebrasse ogni Domenica.
La Domenica è il giorno del Signore, il «dies Domini», il giorno della risurrezione di Gesù e nostra: e perciò non è altro che la celebrazione settimanale della Pasqua annuale.
L’Anno liturgico è una rotazione di tutte le Domeniche attorno alla Pasqua.
Orbene questa domenica, che rinnova ogni settimana la Pasqua, quanto è sconsacrata oggi, proprio perché non si conosce più il suo essenziale significato.
6) Per risorgere con Cristo bisogna innanzitutto capire e rivivere il suo sacrificio nella S. Messa.
La Messa è ad un tempo commemorazione, presenza e attesa di Gesù.
Abbiamo ancora questo vivo senso, completo, vitale della Messa?
Don Luigi Bosio, PREPARIAMOCI ALLA PASQUA, «Cittadella Cristiana», Gennaio 1953, Anno IV, N. 32.