FESTA DEL LAVORO: PRIMO MAGGIO

FESTA DEL LAVORO: PRIMO MAGGIO

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Alle ore 7 sarà celebrata una S. Messa per i lavoratori cristiani. Sarà anche rivolta ad essi una buona parola sulla nobiltà, o meglio sulla santità del lavoro. Perché, considerato dal lato cristiano, il lavoro è santo e santificante. Basterebbe l’esempio di Gesù; anche nell’ipotesi, assurda, che al mondo nessuno volesse lavorare e nessuno accettare d’essere povero. Si, tratta, poi di bilanciare, sui meriti di Gesù, la mercede infinita, “aeternae gloriae pondus”, il “peso dell’eterna gloria”, ch’è riservato alla nostra leggerissima fatica.

     Non siamo poi così meschini da ridurre ogni lavoro ai calli delle mani. Uno sforzo della mente, l’angoscia di un cuore, lo zelo di un contemplativo, l’agonia di un’anima d’apostolato valgono bene e sfiniscono assai di più di qualsiasi lavoro manuale.

     Poi è ora di distinguere tra povertà e miseria.

     “Gesù ha parlato di povertà, e per essa ha dettato la sua prima beatitudine. Ha detto che i ricchi non entreranno nei cieli, sin tanto che non entra un canapo (corda grossa) nella cruna d’un ago. Ebbene se torna nelle nostre case, potrà anche trovarci poveri; ma che razza di poveri! Poveri per disgrazia, poveri dispettosi, poveri rabbiosi, poveri rivoltosi e rivoltati. Nel nostro cuore, infatti, la povertà costituisce la peggiore condanna; e nella nostra storia quel che vale è solamente il danaro e il rapporto del danaro. A Gesù sulla croce porgiamo in atto di sfida la borsa di Giuda,
e gli gridiamo: Questo conta più della tua parola; questo vale più del tuo Sangue”.

     Ecco perché oggi siamo così infelici: ci decantiamo poveri, mentre siamo tanto miseri!

 

 

Don Luigi Bosio, FESTA DEL LAVORO: Primo Maggio, «Cittadella Cristiana», Maggio 1953, Anno IV, N. 36.