Così vorremmo vederla, appena uscita dalle acque battesimali della Pasqua, come la descrisse il S. Padre nel discorso rivolto ai fedeli di una parrocchia di Roma, l’11 Gennaio u.s.
“Diletti figli e figlie: volete voi, fare ogni sforzo, affinché la vostra parrocchia divenga un modello di vita cristiana, individuale e collettiva?
Allora è necessario che voi sacerdoti e laici militanti, insieme con tutti i fedeli, formiate una Comunità efficiente ed operante, affinché Gesù sia vita di tutte le anime.
I. – Siate anzitutto Comunità efficiente. La Parrocchia è una famiglia i cui membri vivono ed operano in fraterna comunanza.
Occorrerà giungere alla unione effettiva di tutte le forze militanti.
Vi è un clima di vera fraternità da creare ed alimentare fra i fedeli. I cuori dei primitivi cristiani erano così potentemente mossi dalla grazia di Dio e dall’impulso dello Spirito Santo, che i più facoltosi volentieri vendevano i loro possedimenti per soccorrere gli altri, di guisa che «non vi era fra loro alcun bisognoso» (At 4,32-35). Noi abbiamo recentemente nel Nostro Messaggio natalizio esortato tutti a guardarsi attorno per vedere quanti fratelli hanno fame e non possono attendere che si muova la lenta macchina delle organizzazioni caritatevoli. Che stupendo spettacolo darebbero i fedeli a un mondo egoista e senza cuore, se tutti si sforzassero a non considerare nessun membro della parrocchia quasi come un estraneo; se le pene e le gioie di ognuno fossero pene e gioie di tutti; se si tendesse a corregge quella stridente sperequazione dei beni così contraria al senso cristiano.
II. – Nello spirito di questa comune unione voi dovete operare indefessamente, affinché Gesù sia conosciuto, amato e servito da tutti. Non dimenticate che questo è il fine di tutta la vita parrocchiale. Il resto va stimato in quanto e per quanto giova al conseguimento dello scopo che la Chiesa vuole ottenere. Il campo sportivo, il teatro, il cinema parrocchiale, la stessa scuola, se vi è, – tutte utilissime e spesso necessarie istituzioni – non sono il centro della parrocchia. Il centro è la chiesa, e nella chiesa il tabernacolo con a lato il confessionale; dove ritrovano la vita le anime morte e le malate riacquistano la sanità.
Per conseguenza nulla serve propriamente al fine – che sono le anime da salvare e da santificare -, se non passa per questo centro ideale: 1a chiesa, il tabernacolo. Lodevole è lo sport che Noi stessi abbiamo spesso raccomandato nei suoi giusti limiti; necessario anche il divertimento onesto nelle sue svariate forme. Ma tutto deve essere sospinto, per così dire, da una forza centrifuga e rinviato da una forza centripeta; e il centro si chiama «vita delle anime», si chiama Gesù.
Per operare realisticamente e organicamente bisogna imparare a riconoscere i veri fedeli nella parrocchia. Questi non si contano propriamente al cinema parrocchiale, nei cortei e nelle processioni; anzi nemmeno, per essere esatti, alla sola Messa domenicale. I veri fedeli, i vivi, si vedono ai piedi dell’altare, quando il sacerdote distribuisce il pane vivo disceso dal cielo.
Noi vorremmo, diletti figli e figlie, che nascesse in tutti voi e crescesse ogni giorno più quasi una santa irrequietezza per trovare i mezzi idonei a riportare la luce dove sono le tenebre e ridonare la vita a coloro che sono morti. Cominciate col procurare che «respirino» nuovamente le anime colpite da asfissia, perché non pregano mai e in nessuna maniera. Fate che da tutti i cuori salga alle labbra e dalle labbra al cielo una invocazione anche breve, ma ripetuta tutti i giorni: ecco un obiettivo abbastanza semplice, per il quale merita che si mobilitino tutte le forze buone. Il bambino lo chiederà alla mamma, al babbo; la giovane forse riuscirà a convincere il fidanzato; la sorella lo otterrà dal fratello. Una parrocchia, nella quale tutti ogni giorno si ricordano d’invocare il Signore, non tarderà ad accorgersi che rigermoglia in essa la vita.
Tanto più facile sarà di ottenere questa rinascita, se col «respiro» diverrà più frequente il «nutrimento» delle anime. Non pochi trascurano di osservare perfino il precetto della Chiesa, che prescrive la Comunione almeno una volta all’anno; vi è chi, specialmente fra gli uomini, si contenta di un nutrimento annuale, appena sufficiente a reggersi in vita. Ecco dunque un altro obiettivo da conseguire unendo tutte le buone energie disponibili: che un grande numero di anime si accosti con maggior frequenza alla mensa eucaristica.
Un’ultima meta, diletti figli e figlie, desideriamo di additare a voi come Comunità operante. Voi dovete cercar di risolvere nel miglior modo anche il problema dei militanti cattolici, anime elette, consacrate alla collaborazione nell’apostolato gerarchico.
È anzitutto un problema di numero: troppo pochi sono ancora coloro che militano nelle vostre file, iscritti alle varie Associazioni. È tempo di lotta; ma tanti buoni cristiani pare che vogliano rimanersene a parte, come semplici civili, senza arruolarsi in qualcuna di quelle schiere che combattono nel complesso fronte del bene. Occorrerà chiamare a raccolta tutte le anime di buona volontà: ad esse si mostri la bellezza dell’impresa e anche la certezza della vittoria. Noi pensiamo in questo momento ai cari giovani, che troppo spesso se ne restano inerti, perché nessuno fa brillare dinanzi ai loro occhi l’ideale di un combattimento per la difesa e per la conquista.
È in secondo luogo un problema di qualità. Sarebbe errore contentarsi del mediocre; non tutti hanno ancora imparato a proporre ai nostri militanti le mete che forse li farebbero fremere di entusiasmo. Si deve pretendere da loro tutto o almeno moltissimo, nella certezza che spesso si dà più volentieri tutto che una parte, si dà più facilmente molto che poco
Rilievi alla parola del S. Padre? Sono perfettamente inutili.
Mi sento tanto contento, giustificato nelle mie idee fisse, nel mio utopismo, nelle mie illusioni. Ora non sono più solo! Veramente sapevo di non esserlo nemmeno prima. E verranno altre conferme.
La Parrocchia, vissuta come una comunità e sentita come una famiglia; la sua influenza insostituibile sulla formazione cristiana, è l’argomento su cui ritorno con tanta insistenza nella predicazione e nei ricordi annuali di iscrizione alle varie Associazioni.
Quello che la famiglia è per i figli, lo è la parrocchia per i fedeli.
Un figlio che si stacca dalla famiglia, è perduto; oggi specialmente.
Un fedele che si stacca dalla parrocchia, identica conclusione. O vi è almeno una dispersione di forze, uno spreco di energia, che da nessun’altra opera può essere compensata. Non fosse altro per l’atto di sfiducia, per l’affronto, per la ribellione quasi, verso chi legittimamente è rivestito di autorità e di bontà paterna nell’ambito della parrocchia. E “chi si sottrae all’ubbidienza, si sottrae alla grazia”.
Non è questione di campanilismo, ma adesione alla Chiesa.
Don Luigi Bosio, PARROCCHIA IDEALE, «Cittadella Cristiana», Aprile 1953, Anno IV, N. 35.