La Notte Pasquale, la beata e beatificante Notte aprirà i suoi segreti a chi lo merita, a chi vi arriva cioè dopo un’assidua preparazione, fatta di preghiera, di istruzione e di rinuncia. Altrimenti regnerà il buio nelle anime, ancor più fitto di quello della notte, anche se dappertutto ci avvolge un mistero di luce.
La Notte Pasquale vuole un’assemblea di fedeli, dall’istinto, dall’intuito liturgico, e non una massa di popolo inerte, ignaro, curioso anche se ammirato.
Pasqua verrà come mistero di partecipazione alla Passione ed alla Risurrezione del Signore, non come sterile richiamo all’osservanza di un precetto e come un tranello per attirare ai Sacramenti.
Dev’essere una nuova vita, che viene a sostituirsi all’uomo vecchio, lasciato nella tomba; una florida giovinezza riboccante di tenerissima gioia.
Considerazioni, che fanno bene anche a noi Sacerdoti, sono queste: Non si può essere soddisfatti di una Pasqua, sacrificata nello spazio di una mezz’ora di tempo, compresa la Confessione. Che poi vi distribuiamo la Comunione ogni dieci minuti, perché non abbiate troppo da aspettare, sembra comodità, mentre al contrario molte ricchezze, che la Chiesa imbandisce specialmente nella partecipazione alla Messa, vanno perdute. Con questo non neghiamo di metterci completamente a disposizione dei fedeli; solo raccomandiamo di fare le cose per bene.
Ho letto due magnifiche espressioni, che vi possono interessare per la formazione liturgica.
Ecco la prima: La Liturgia è grande sociologia. C’è molto succo in queste parole. Liturgia è sincero amore di Dio; amore che necessariamente trabocca a favore del prossimo. Nessuno amerà tanto il fratello bisognoso, come colui che sa d’averlo unito nel mistero del Corpo Mistico. Ancor più: Il fratello che soffre non è altri che Gesù, il quale vuol offrirmi il merito e la gioia della carità.
Questa è la Pasqua cristiana: un compendio di sociologia. Una soluzione in campo sociale così completa, da spingermi fino al desiderio di sentirmi addossate tutte le sofferenze dell’umanità, affinché nessuno possa più soffrire.
Lo comprendano i ricchi. Lo comprendano i poveri.
Pasqua è la morte dell’egoismo, è il trionfo dell’amore.
La seconda espressione: Vi sono sospiri, che possono determinare una novella Pentecoste.
Anche queste parole sono molto belle. Sembra non riguardino il nostro argomento, ma chi ha il senso liturgico sa che Pentecoste è festa gemella della Pasqua, è Pasqua applicata alle anime.
Che cosa vogliono dire?
Abbiamo davanti a noi un mondo cadente, quasi un cadavere, non è vero? Bisogna rifarlo dalle fondamenta e ritornarlo alla semplicità della infanzia. S’intende: siamo in un argomento, che tocca il mondo delle anime e penetra nel secreto delle coscienze. Perciò l’opera della rinnovazione non spetta che a Dio. Ed Egli rimetterà tutto a nuovo con una potente scossa di carattere pentecostale. Indizi ne abbiamo in quei gemiti, in quei sospiri, in cui vivono quanti sono veramente mossi dallo Spirito di Dio, e in ubbidienza assoluta alla Sacra Gerarchia.
Nuova Pentecoste ch’è già in atto. Non vi sarebbe tanto furore nell’avversario, se non avesse avvertito il ritorno delle anime agli ardori della prima Pentecoste.
Don Luigi Bosio, PREPARIAMOCI ALLA PASQUA, «Cittadella Cristiana», Febbraio 1953, Anno IV, N. 33.