Dovremmo ricordarci sempre della nostra grandezza cristiana! Tutte le manifestazioni anche minime della nostra vita si dovrebbero svolgere sopra un piano soprannaturale; alcune circostanze particolari poi esigono più impegno, maggiore serietà, affinché apparisca il rapporto tra quello che crediamo e quanto professiamo. Solo a questa condizione scopriremo lo stupendo mondo invisibile, aperto davanti ai nostri occhi, dove tutto ci parla della presenza e dell’azione di Dio. Si tratta di vivere in una forma sublime e divina, anche esterna, di educazione e di gentilezza.
Ecco un’altra regola, molto semplice, di questa buona educazione cristiana: la puntualità alla Messa e alle Funzioni sacre. Potete voi rimproverare ai vostri Sacerdoti d’aver mai ritardato un solo minuto nell’orario stabilito? Quando scocca l’ora, il Sacerdote esce: non a vedere se i fedeli sono in Chiesa (dovrebbero esserci!) ma perché è l’ora della celebrazione dei divini Misteri; se per trascuratezza ritardate, avete cominciato male e facilmente male proseguirete nell’azione santa, che si compie all’altare. Mancate ad un appuntamento di Dio, come se Lui non vi avesse atteso abbastanza nella lunga e desolante solitudine dei giorni e delle notti! Negate una soddisfazione ai vostri Sacerdoti e mancate di carità verso i fratelli della Comunità, cui date cattivo esempio. Entrati in Chiesa con puntualità prendete posto nei primi banchi o nelle prime sedie; preferite i banchi, e perché vi aiutano nella compostezza e nella devozione e per lasciar posto e confusione ai ritardatari. Semplici queste esigenze, è vero? Eppure! Convincete voi certi giovanotti e certe… damine ad adattarsi! Certo le sedie sono anche comode per eclissarsi, per discorrere e per stare in piedi anche all’Elevazione! Che possiamo aspettarci da codesti giovanotti e da codeste fanciulle, incapaci di un atto di generosità anche minimo, mentre la vita prepara a loro dei sacrifici ben maggiori? Ho detto una volta ad un giovane, ciarliero e cultore assiduo delle ultime sedie: quando avrai una tua famiglia, t’auguro che i figli ti somigliano nella leggerezza e nella cocciutaggine.
E a quei “debolucci”, e a quelle “deboluccie” che si fermano alle porte della Chiesa, che cosa diremo? Non intendo riferirmi ai vecchietti ed alle vecchiette veramente bisognosi di sollievo e meritevoli, per il sacrificio che fanno, della nostra ammirazione e venerazione; ma per quei debolucci… ?
Metteremo un posto di pronto soccorso… non vorrei vedermeli morire in Chiesa!
Don Luigi Bosio, IMPEGNO CRISTIANO, «Parrocchia della Natività», Agosto 1950, Anno I, N. 3.