Io chiamerei Cinismo la frenesia del Cinema: Cinema chiamerei il luogo dove si diventa Cinici; cinico è colui, che non ha più rispetto di nulla, non sente rossore più di nulla, che ha un cuore di ghiaccio ed è indifferente a tutto. Che brutta malattia e quale contagio specialmente tra i giovani!
Vuol dire, e non è esagerazione, aver seppellito in quella tomba la propria dignità umana e cristiana. Adoperiamo pure parole molto severe, perché si tratta di distruggere la trincea più pericolosa e più avanzata del demonio. Il cinema in via generale è la profanazione dell’amore, la mina micidiale, che squarcia l’edificio familiare.
Leggete questa statistica: sono dati raccolti da un Insegnante, che ha invitato 300 scolari a descrivere quello che in un mese avevano veduto sullo schermo. In un solo mese: 914 risse, 645 atti di brigantaggio, 360 spettacoli di ubriachezza, 224 omicidi, 179 furti, 165 rapine, 120 violazioni dell’affetto coniugale, 71 incendi, 65 suicidi. «Se io fossi padrone degli uomini, osava scrivere uno degli scolaretti, li farei tutti schiavi e li ucciderei a mio piacere».
Che bel mondo!!
Ahimè, che inferno!
Non pensate che questo succeda chissà in quali grandi città! Seguite i programmi del cinema locale, dove sopra una media di cento films proiettati, 60 sono per adulti o per adulti con riserva; 20 esclusi ed a stento una ventina sono per tutti.
Io lancio continuamente il mio grido d’allarme; lo sentite?
Mi rivolgo a te, babbo carissimo: Tuo figlio ieri sera era al cinema; ti sei interessato almeno se il film era visibile? E se non l’hai fatto, tu che dici d’essere un babbo cristiano, come hai potuto trovare riposo?
Ascoltami anche tu, mamma: questa sera tua figlia si recherà al cinema; che cosa andrà a vedere, con chi, e quando ritornerà? Forse tu stessa altre volte vi hai accompagnato i tuoi figli, con il più piccolo tra le braccia, senza nessun discernimento, e sei andata a soffocare in quell’ambiente vizioso la tua sublime dignità di madre!
Chiedete ad un frequentatore di cinema quante volte ha visto presentata sullo schermo la bella visione delle nostre semplici famiglie cristiane; forse mai!
Vi sono fidanzati, che hanno celebrato il fidanzamento ufficiale al cinema; che al cinema continueranno la loro seria relazione con caldi affetti e conoscenza profonda dei gravissimi doveri, cui si stanno preparando! Perché meravigliarci se pochi mesi dopo le nozze, cadrà la folgore, che spaccherà a metà la casa, e vi spegnerà la fonte della vita? Se caleranno le tenebre al punto di rifiutare con orrore i frutti più dolci, che dovrebbero maturare sopra la pianta feconda del matrimonio cristiano?
Io posso anche ammettere, e l’ho già ammesso, che qualcosa di buono si possa vedere anche al cinema; ma non ammetterò mai tra le cose buone l’uscire di sera e di notte. Gli anziani ricorderanno, con riconoscenza e venerazione, quanto erano severi su questo punto i loro genitori.
Ma già, non sapevano nulla!
Oh! soavi ricordi e soavissime realtà per quelle famiglie, dove al richiamo serale dell’Ave Maria i bravi giovanotti e le buone fanciulle sono in casa vicino ai genitori, presso il focolare o in ginocchio davanti al piccolo altare della Vergine.
Come sono mutati i tempi! Io mi batto la fronte, perché dimentico troppo facilmente che questi benedetti tempi sono mutati, e dovrei finalmente adattarmi ad essi.
Siete crudeli, crudeli perché lasciate nell’abbandono i genitori, forse vecchi ed ammalati; uscite per rientrare ad ore piccole ed amareggiate gli ultimi anni a chi ha speso tutta la vita per voi.
Che cosa vi capiterà nella vecchiaia? Occhio per occhio, dente per dente, vedrete!
Passiamo al lato finanziario. Non intendo fare i conti nelle tasche di alcuno; posso però affermare che al cinema non ci si va gratuitamente, e che, secondo un calcolo elementare, in un anno sono migliaia di lire che se ne vanno. Chi vi dà diritto allora di imprecare alla miseria, alla ricchezza, a tutto e a tutti? Chi vi ha garantito l’assistenza della Provvidenza divina al capriccio e al peccato?
Sono cose molto tristi, una più triste dell’altra, che mi escono dalla penna, perché non ne posso più, vedendomi davanti una gioventù sciupata, apatica, anemica, sperperatrice e senza ideali; «vuota di ogni succo spirituale e religioso, direbbe il Santo Padre, fantasmi di uomini…»!
Veramente non tutto è cupo su questo orizzonte, perché vicino a noi vivono pure dei giovani e delle fanciulle, dagli occhi chiarissimi, vaghissimi gigli, che ci compensano e ci deliziano con il loro ardore e con la loro vita angelica.
Per questo, nonostante tutto, il nostro sogno rimane sempre identico. La preghiera e la sofferenza ci danno la certezza che nessuno ce lo spezzerà, e che almeno in cielo ci comprenderemo pienamente.
Don Luigi Bosio, CINISMO, «Parrocchia della Natività», Ottobre 1950, Anno I, N. 5.