Contro i vandali dello spirito canto la bellezza divina del Sacerdozio: perché sono Sacerdote, e perché per i sacerdoti il Signore m’ha fatto sentire, fin da bambino, una grande venerazione; perché qualunque grazia, di cui ricercassi l’origine nella mia vita, sento che m’è venuta attraverso il loro santo Ministero. Chi ha mai potuto conoscere la grandezza del Sacerdote? Il S. Curato d’Ars lo definisce: l’amore di Gesù! È perciò una cima di grazia, di dignità e di responsabilità ancora inviolata, avvolta come il Sinai nella nube del mistero. Nessuno ha mai visto, né potrà mai vedere questa cima. Perché bisognerebbe prima scandagliare l’abisso ed i cieli altissimi del mistero di Gesù, del quale il Sacerdote è partecipazione, prolungamento e velo; perché bisognerebbe penetrare, come Mosè, nella nube, là dove la creatura si incontra con Dio, faccia a faccia; anzi nel più profondo, nel cuore stesso dell’Amore, che cancella i confini e unisce ed assorbe nell’incendio infinito questa creatura.
E quando lo avesse visto, non potrebbe esprimerlo; l’ineffabile non ha parole umane, ha solo il silenzio, l’estasi, uno stato d’amorosa angoscia, di schiacciamento e di annichilimento.
Potessi avervi fatto comprendere lo spasimo di un cuore sacerdotale! Leggete sui volti dei Sacerdoti il tormento interiore, che li strugge! Vorrei che foste vicini ad essi nell’esercizio del loro santo ministero; che foste nella loro anima quando sono rinchiusi nel Confessionale…! Quella “casetta”, è come la dispensa del Sangue divino; il Sacerdote è la Sacra conca, che raccoglie questo tesoro e lo distribuisce alle Anime. È il mistero della Redenzione che si compie attraverso una mistica generazione. Redimere vuol dire versare sangue: gioia ineffabile quando il penitente apre il cuore alla contrizione; ma se il penitente si presenta senza disposizioni? Esagero se affermo che pochi minuti di Confessionale possono superare tutte le fatiche (e le gioie) della terra? E se i Sacerdoti non dedicassero la loro vita che a questa parte del Ministero, meriterebbero tutta la tua venerazione.
“Preti fannulloni, andate a lavorare!”
Creature stolte e ingrate! Dovreste gettarvi confuse ai loro piedi, chieder perdono di non averli ancora conosciuti; per ringraziarli e per dividere con essi nella preghiera, la loro gravissima responsabilità.
Don Luigi Bosio, Il Sacerdote è l’amore del Cuore di Gesù!, «Parrocchia della Natività», Settembre 1950, Anno I, N. 4.