VOI CHE CONOSCETE LA BONTÀ DI NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO CHE, ESSENDO RICCO, SI FECE POVERO PER VOI (2Cor. 8-9)

VOI CHE CONOSCETE LA BONTÀ DI NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO CHE, ESSENDO RICCO, SI FECE POVERO PER VOI (2Cor. 8-9)

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    Stendi la mano per i Poveri e per la Casa del Signore. La stendo a coloro che credono all’efficacia divina della carità. Non la stendo a chi non vuol dare, perché non ha fiducia in me; ritraggo subito la mano, non voglio nemmeno un centesimo; preferisco morire di fame e rimanere nella mia incapacità. Supplirà il mio desiderio e mi vendicherà il Signore. Ma non trattatemi da sfruttatore, da succhiatore di sangue, da beato possidente perché la Chiesa mi ha affidato l’amministrazione di un Beneficio.

    Vorrei che foste degni di capire la Legge, che il Signore ha chiamato sua in modo specialissimo; che foste degni di sentire la sofferenza dei fratelli, anche se uno solo in tutto il mondo soffrisse. Che sentiste lo zelo di Gesù per la sua Casa; che intravvedeste, che intuiste, e non ci fosse bisogno del pungolo per capire, quasi fosse un piacere fatto a me, anche se deponeste una somma enorme nelle mie mani. Non lasciate naufragare od arenare la navicella della carità; forse la divina Provvidenza non approda tutti gli anni e tutti i momenti sulle rive delle vostre case, con il dono della salute e con i frutti del lavoro?

    Oggi molti si affannano a presentare una soluzione intorno al grave problema sociale. Alcuni lo risolvono salvando i loro privilegi, altri accontentando i loro capricci. Il Vangelo non fa così. Eccone un’interpretazione fedele: “Avrebbe potuto il Signore onnipotente fare tutti gli uomini ugualmente ricchi di beni terreni, in modo che nessuno avesse bisogno degli altri; ma dietro consiglio della sua infinita bontà, il Signore pio e compassionevole così ha disposto, per vedere se tu sei capace e degno di comprendere i poveri. Ha creato il povero per eccitare la misericordia degli uomini; ha creato i deboli, per mettere alla prova i potenti. Perché quello che possiedi non è solamente tuo; e per questo il Signore ti ha affidato la parte del povero, per potersi obbligare verso di te; perché ora nei poverelli c’è Lui nascosto, e sulla terra e in cielo per essi soddisferà. La povertà del fratello ti sarà motivo d’arricchire, sarà per te un capitale, se di lui ti prenderai cura. Muoviti dunque, e sfrutta questa santa avarizia, radice di tutti i beni, e patrimonio, che ti frutterà eternamente. Rifletti anche quanto hai bisogno di preghiere per poter camminare sicuro in mezzo ai pericoli, che ti circondano dappertutto; fatti degli amici e renditi soprattutto caro il Medico divino, affinché li somministri il rimedio, non appena ti troverai nella necessità. II Signore ti sarà certamente propizio quando la moltitudine dei poveri da te soccorsi in suo nome, trepiderà per te davanti Lui” (S. Paolino da Nola +431).

    Lo sai quante cure ha prodigato Mosè nella costruzione del Tabernacolo dell’Alleanza, e Salomone nell’edificazione del tempio di Sion? Nella santa Scrittura potresti vedere come quelle opere dovevano riuscire splendide e perfette in ogni minima parte, per espresso volere di Dio.

    Volgi ora lo sguardo alla tua Chiesa: che incanto, anche nel suo volto greggio, povero, austero! Seguimi! Potrei azzardarmi di sussurrarti all’orecchio un elenco di lavori, da eseguire con cristiana sollecitudine? Soffitto, pareti, decorazione sacrestia, Oratorio, pavimenti, vetrate, Battistero, altare della Madonna, altare di S. Giuseppe, Confessionali, organo e stalli per Clero, piccolo clero e cantori, paramenti sacri (non abbiamo un paramento decoroso per le funzioni più solenni), scuole di religione e Patronato… e il campanile? Tu mi dirai; un passo alla volta! Ed hai mille ragioni: anche perché apparisca lo stile di Dio. Te beato se affretterai questo passo, e se darai anche tu un’aurea pennellata a questo stile.

 

 

Don Luigi Bosio, Voi che conoscete la bontà di nostro Signore Gesù Cristo che, essendo ricco, si fece povero per voi. (II Cor. 8 v. 9), «Parrocchia della Natività», Settembre 1950, Anno I, N. 4.