“Liceat in contemplatione tantae solemnitatis immorari” (Gregorio Magno).
A Pentecoste, la Chiesa è in contemplazione.
Una Chiesa veggente: in estasi.
“Hodie cognoscetis quia ego in Patre, vos in me et ego in vobis“.
Conoscerete che io sono nel Padre, e voi in me ed io in voi (Giovanni, 14).
A Natale, la Chiesa è in preghiera davanti al Verbo, piccolissimo: “Verbum abbreviatum“.
A Pasqua, in pianto, davanti all’Amore Crocifisso: “Attendite et videte“.
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Pentecoste è il soffio, il sospiro, l’alito di Dio.
Lo “Spirito” che viene a respirare dentro di noi.
La festa del “commercio” dell’amore: un abisso di misericordia in un abisso di miseria.
Un’inondazione di luce, una tempesta d’amore: chi ne è preso, viene come inghiottito in un abisso di gaudio.
Beato quanto lo è il Signore, nel riposo della sua Unità e nella vita attivissima della sua Trinità.
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Pentecoste: la Chiesa in contemplazione.
«Questo Divino Spirito fascia e penetra attivamente e fruitivamente il Padre e il Figlio, con tutto ciò, che in essi vive; con sì grande ricchezza ed allegrezza, innanzi a cui le creature devono eternamente tacere, poiché la meraviglia incomprensibile che si nasconde in questo amore è tale da sorpassare in eterno l’intendimento di tutte le creature».
È il silenzio, pieno di tenebre, in cui si perdono tutti gli spiriti amanti.
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Grazie, inaccessibile, beatissima Luce!
Grazie, o Fuoco consumante!
Dimmi, mio Dio: Sei Tu più beato nella tua Unità, o nella tua Trinità?
Sei tu più attivo nella tua Trinità, o nella tua Unità?
O sei tanto più attivo e fecondo, quanto più Ti stringi in Te stesso?
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Sia così la mia vita sacerdotale.
Anche la vostra vita cristiana.
Una Pentecoste santa: di Sangue: di Fuoco!
Per me: per voi: per tutta la Chiesa.
Don Luigi Bosio, Solennità di Pentecoste. 2 Giugno 1968, «Jerusalem Nova», Maggio – Giugno 1968, Anno XIX, N. 25 (186).